Contro Alan Fabbri, in difesa (immagino non richiesta) di Zavagli. Ovvero: leaderismo, lotta politica e social…

Municipio“Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre.“

La frase attribuita ad Abramo Lincoln si adatta bene a spiegare quello che sta accadendo in politica da qualche lustro nel nostro Paese, dove, finita l’era della fede ideologica, si fa sempre più breve il tempo che intercorre fra l’ascesa e la caduta delle star della politica.

Tranne rare eccezioni, in cui, il leader, dopo la caduta,  riesce a recuperare terreno grazie a sapienti tecniche di marketing politico. Le stesse che il più delle volte, competenze a parte, sono state alla base del suo rapido salire alla ribalta. Lo abbiamo visto in anni recenti con il secessionista  Bossi,  con il tycoon Berlusconi, seguito in anni più recenti dai tre leoni rampanti della odierna politica nostrana: Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini.

Tutti uomini in cerca di leadership fra promesse roboanti e attacchi al vetriolo  dell’avversario. Tre leader in discesa, che oggi sembrano avere ceduto il campo all’unica donna in grado di gareggiare con loro, vale a dire Giorgia Meloni, e ad un   outsider della politica come Giuseppe Conte, attuale primo ministro in carica.

Ma questo accade nella politica nazionale.

A livello locale la fedeltà in politica è più durevole, forse per un rapporto più ravvicinato con il potere e gli uomini/donne che lo detengono.

Qui il cerchio magico è fatto non solo dei fedelissimi del partito, ma da intere categorie di cittadini, portatori di interessi che giocano un ruolo chiave nel segreto dell’urna.

Sono lobby informali, ma solide. Cambiare, a livello locale, per loro è un salto nel buio, che fa  paura perché può mettere in crisi direttamente il loro sudato e annoso quieto vivere.

A Ferrara ci sono voluti 70 anni per mandare all’opposizione l’area che si riconosce nel pensiero progressista, non la sinistra comunista, ma la social-democrazia piddina, più o meno venata di zone liberal. A molti ferraresi questo cambio della guardia non è piaciuto, come è inevitabile.  Vinta la competizione elettorale da parte del Centro Destra, ci si aspettava una opposizione agguerrita di Centro Sinistra all’attacco delle politiche della nuova Giunta.

E invece, no. Niente di tutto questo.

L’opposizione quasi non si sente, né si vede. Certo il lockdown ha avuto il suo peso. Ma non può spiegare questa sonnolenza.

Quello che ha fatto testo invece, in questi mesi, è stata innanzitutto la guerriglia interna al partito di maggioranza relativa, con Ferraresi  leghista della prima ora, delusa già dalle prime uscite della nuova Giunta, a dire a gran voce che “Il re era nudo” agli stessi elettori di destra e centrodestra.

Quindi le cadute di stile politico di consiglieri leghisti, vedi Solaroli, infine il duello mediatico a distanza   fra Marco Zavagli, direttore del quotidiano on line Estense.com e il vicesindaco Nicola Lodi. Un conflitto acceso in campagna elettorale, che vede Zavagli contestare a Lodi  la mancanza delle credenziali etiche necessarie per sostenere una carica di rappresentanza e di governo tanto importante, quale quella di Vicesindaco. Mentre Lodi  con un linguaggio da trivio, continua bellamente ad evitare di rispondere nel merito alle accuse mosse da Zavagli alternando irrisione a minacce personali e anti-azienda.

E mentre sulle politiche della nuova  Giunta di Centrodestra il dibattito langue, ecco che il confronto politico si fa sempre più personalizzato, fino a diventare irrisione personale gratuita.

Come la lettera in dialetto maccheronico pubblicata oggi da Estense . com, naturalmente anonima, che del Sindaco Alan Fabbri  non biasima il silenzio sugli attacchi  del suo Vice a Zavagli, che esercita, comunque ne si valutino le modalità, il suo diritto-dovere di giornalista, ma ne deride la silhouette, le misure oversize e l’origine contadina.

Un’occasione persa, ancora una volta, come è accaduto spesso per i militanti della fazione opposta,  per tacere, che ha meritato  la risposta icastica di Alan Fabbri che scrive sul suo profilo facebook ”sulla forma fisica si può lavorare per renderla migliore, sull’idiozia, no. E’ insita nella natura dell’uomo.

Correggerei “di certi uomini”.

Dalia Bighinati

 

One Comment

  1. Zavagli un poveraccio con un giornaletto fazioso è caduto ancora più in basso ( se mai fosse stato possibile!); non mi meraviglierei se si candidasse al prossimo giro nelle liste del pd

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