Sangalli a Ferrara: “Serve far ripartire i consumi”

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Ridare ossigeno al commercio attraverso stimoli che facciano ripartire la domanda interna e abbassare la leva fiscale. Aumento dell’iva, inoltre: un errore non averlo bloccato.

Le parole sono del presidente nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli giovedì 10 ottobre a Ferrara per dare un segnale forte ai commercianti della provincia che più di altri territori della regione, complice anche il terremoto, stanno attraverso una crisi senza precedenti.

“Dobbiamo ritornare ad essere la testa del Paese” ha detto Sangalli ai numerosi associati presenti all’assemblea…

Ascom Ferrara inoltre a Sangalli ha presentato alcuni esempi di imprenditoria che nonostante la crisi ed il terremoto provano ad andare avanti: Simona Salustro, giovane imprenditrice che da oggi gestisce con un socio il cinema Apollo e il titolare della pizzeria la Pace di Sant’Agostino, buttata giù dal sisma, ma poi immediatamente ricostruita in una strada più sicura.

Ma l’assemblea è stata anche un’occasione del commercio per dire alle istituzioni locali, in particolare al sindaco Tiziano Tagliani e alla presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, che occorre un’inversione di rotta: i commercianti chiedono più ossigeno perché così non si può andare avanti.

Lo chiede il presidente di Ascom Ferrara, Giulio Felloni che fa un elenco – dal sapore pre-elettorale – delle cose che servono ai commercianti per andare avanti: bisogna sciogliere il nodo della viabilità, dice, portare più treni ad alta velocità, rivalorizzazione di quartieri in degrado come quello attorno al grattacielo. Concludere il sottopasso di via Bologna ma anche l’abolizione dei giovedì senz’auto.

Un’inversione di rotta la chiede anche il presidente della Camera di commercio, Carlo Alberto Roncarati che sostiene che non si può aspettare solo quello che decide Roma.

Pronta la risposta del sindaco Tagliani che ha preso la parola per chiedere collaborazione: “I probelmi sono problemi di tutti e per questo – ha detto il sindaco – occorre usare un linguaggio condiviso”.

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