Astrofisica. L’ingrediente mancante nella comprensione della materia oscura nell’Universo grazie ad Unife

Mappa di materia oscura da simulazioni cosmologiche (credits” Collaborazione Illustris”)

C’è un ingrediente mancante, mai considerato prima, che potrebbe aiutare a comprendere la natura della materia oscura e il suo comportamento nell’Universo. Lo ha individuato un team internazionale di astrofisici dell’Università di Ferrara, diversi istituti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) tra cui l’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna e l’Università di Yale (Stati Uniti).

La scoperta è valsa la pubblicazione sulla rivista scientifica Science ed è stata possibile grazie ai dati raccolti dal Telescopio Spaziale Hubble (HST) della NASA/ESA e dal Very Large Telescope (VLT) in Cile. Gli scienziati hanno colto una discrepanza tra alcune osservazioni astronomiche e i modelli teorici elaborati fino ad oggi riguardo la distribuzione della materia oscura negli ammassi di galassie.

“Inaspettatamente, abbiamo scoperto che la materia oscura contenuta nelle singole galassie appare più concentrata di quanto predetto dalle più avanzate simulazioni cosmologiche” spiega Piero Rosati, Professore del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra dell’Università di Ferrara, tra gli autori dell’articolo.

“Grazie ai dettagli senza precedenti emersi da questo studio abbiamo potuto elaborare delle mappe ad alta risoluzione della distribuzione di massa della materia oscura in ammassi di galassie”, continua il Professore.

“Abbiamo condotto moltissimi test per verificare la validità dei nostri risultati, e abbiamo concluso che la discrepanza trovata tra osservazioni e teoria può essere spiegata dalla mancanza di qualche ingrediente fisico nei modelli cosmologici che descrivono la formazione delle strutture nell’Universo”, aggiunge il Prof. Massimo Meneghetti dell’Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio (OAS) di Bologna , primo autore dell’articolo.

Il ruolo di Unife è stato particolarmente importante grazie al lavoro del Prof. Piero Rosati, che ha coordinato la campagna spettroscopia condotta con il Very Large Telescope (VLT) in Cile.

“Le osservazioni spettroscopiche della luce emessa da centinaia di galassie ci hanno permesso di individuare le galassie appartenenti ad ogni ammasso, mentre la misura della velocità delle stelle all’interno delle galassie ha reso possibile stimare la massa di ogni singola galassia e quindi la quantità di materia oscura presente” commentano i coautori Pietro Bergamini dell’OAS e Amata Mercurio dell’Osservatorio di Capodimonte (Napoli).

Alcuni dei coautori dell’articolo, tra cui lo stesso Pietro Bergamini, il cui lavoro di tesi ha ispirato la pubblicazione, sono stati studenti a Unife. Altri, come il Prof. Massimo Meneghetti, sono spesso visitor del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra di Ferrara, che ha una convenzione che facilita collaborazioni con il personale INAF.

Inoltre, i modelli fisico-matematici di lente gravitazionale sono stati elaborati con le strutture di calcolo del gruppo di Astrofisica di Unife, con il prezioso lavoro di ex-assegnisti di ricerca presso Unife, come Gabriel B. Caminha e il supporto tecnico degli informatici del Dipartimento.

(a cura Ufficio Stampa Unife)

 

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


 
137 queries in 1,373 seconds.