Autonomia dell’Emilia-Romagna, la Regione ne chiede di più: Tagliani apprezza

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La Regione Emilia Romagna avvierà una trattativa con il Governo con l’obiettivo di chiedere e ottenere maggiore autonomia per la Regione Emilia Romagna.

Lo ha deciso ieri il consiglio Regionale, approvando a maggioranza il documento di indirizzi varato dalla Giunta Regionale, e una risoluzione che impegna il Presidente Bonaccini ad avviare il negoziato.

Hanno votato a favore Pd, Si e Mdp, astenuti Fi e AltraER, contrari Ln e Fdi mentre il M5s ha deciso di non partecipare al voto. Tutela e sicurezza del lavoro, istruzione tecnica e professionale; internazionalizzazione delle imprese, ricerca e innovazione; territorio, rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture; tutela della salute”. Sono questi i settori su cui la Regione punta ad avere maggiore autonomia dallo Stato: non è prevista l’indizione di referendum, che il Presidente Bionaccini aveva già bollato come manovre prelettorali, e non si intende in alcun modo mettere in discussione l’unità nazionale.

taglianiIl sindaco di Ferrara Tagliani, in una nota, esprime apprezzamento per il lavoro svolto e gli obiettivi raggiunti dal governatore Bonaccini. “Maggiore autonomia – scrive Tagliani – costituisce  un valore aggiunto non solo per noi ma anche per lo Stato: ci permettono di metterci al servizio del Paese valorizzando la nostra storia e la nostra vocazione europea, e rispondendo meglio alle esigenze dei cittadini.

In Veneto e in Lombardia si è scelta una strada diversa: il 22 ottobre verranno infatti celebrati, nelle due regioni, due referendum – molto simili anche se non perfettamente coincidenti – sostenuti dai governatori Leghisti Zaia e Maroni: entrambi i referendum chiedono il sostegno dei cittadini veneti e lombardi per avviare una trattativa che ottenga per le due regioni maggiore autonomia, potenzialmente ancor più ampia di quella che verrà richiesta dall’Emilia Romagna. In ogni caso Lombardia e Veneto non diventeranno Regioni a statuto speciale (ci vorrebbe un’apposita modifica costituzionale) né potranno gestire in proprio materie come sicurezza e immigrazione, come invece auspicano i governatori leghisti.

Va precisato comunque che iI referendum Lombardo-Veneto del 22 ottobre, a differenza per esempio di quello catalano, è legittimo e validato dalla corte costituzionale, sebbene abbia un puro valore consultivo e quindi, di fatto, soprattutto politico.

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