Bail-in entrato in vigore. Conti a rischio sopra i 100mila euro

01 carife destino segnato

Una vera e propria rivoluzione per la banche che, se fino ad oggi sono state salvate anche con soldi pubblici, ora dovranno essere salvate con quelli dei privati come gli azionisti ed obbligazionisti, che dovranno farsi carico delle perdite.

E’ entrato in vigore il 1° gennaio del 2016 per attuare la direttiva europee che impone il salvataggio interno delle banche e sancisce che d’ora in poi a pagare non sarà più lo Stato e quindi i contribuenti ma saranno i privati, a partire dagli azionisti della stessa banca. Stiamo parlando del bail-in, una vera e propria rivoluzione del sistema bancario, sulla cui introduzione non si conoscono fino in fondo rischi ed effetti collaterali. Il motivo è che il governo, nonostante la legge sia stata approvata due anni fa a Brussels, ha recepito la direttiva europea solamente lo scorso 16 novembre, lasciando alle Banche poco più di un mese di tempo per informare la clientela. Il ‘bail in’ prevede una serie di misure preventive della crisi e, se queste risultassero non efficaci, un meccanismo di gestione della crisi stessa, arrivando alla risoluzione della banca. Tutto il processo avviene sotto il controllo e l’ indirizzo delle Autorità di Risoluzione (Bce e Banca d’Italia).

“In caso di crisi, la procedura di risoluzione aggredirà per primo il capitale degli azionisti, ovvero dei ‘proprietari’, della banca che vedranno azzerarsi il valore delle loro azioni. Solo se il loro contributo non e’ sufficiente sono chiamati a intervenire i titolari di altre categorie di strumenti finanziari emessi dalla banca stessa secondo un ordine che incide sul rischio dell’investimento. La prima categoria di titoli ad essere aggredita sono le “azioni e altri strumenti finanziari di capitale”: attenzione quindi alle azioni di risparmio e alle obbligazioni convertibili in azioni emesse dall’istituto bancario in crisi. Solo quando si sarà azzerato il loro valore e questo non sara’ sufficiente, si passera’ ai “titoli subordinati senza garanzia”, attenzione quindi alle cosidette obbligazioni junior (quelle diventate famose con il crac delle quattro banche). Esaurita questa categoria di titoli, si passa ai “crediti non garantiti”, ad esempio le obbligazioni bancarie che – spiegano dall’Abi – pur non essendo ne’ subordinate ne’ strutturate (come le junior) non sono pero’ garantite fra queste le obbligazioni senior insecured”.

“Gli ultimi ad essere aggrediti sono i conti correnti superiori ai 100.000 euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese (per la parte eccedente ai 100.000 euro). Fino a 100mila euro i depositi sono garantiti dal Fondo di garanzia dei depositi (la cifra sale a 200mila euro se il conto è cointestato, perché la garanzia non riguarda il conto in se’ ma e’ stabilita – spiega la guida Abi – per ogni singolo depositante)”. Insieme ai depositi fino a 100.000 euro non saranno toccate le obbligazioni emesse dalla banca ma questa volta coperte da una garanzia ad esempio i covered bond che rientrano nelle obbligazioni senior. Garantite anche le cassette di sicurezza o i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi). In questo caso si tratta di beni di proprietà del risparmiatore e la banca fa solo da custode. Tutelati anche i debiti verso i dipendenti, i fornitori, il fisco e gli enti previdenziali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.

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