Caccia al killer, Igor dopo l’omicidio di Budrio ha commesso una rapina

Sesto giorno di caccia e, al momento, Norberto Feher, alias Igor Vaclavic non si trova. Emergono intanto particolare, a tratti agghiaccianti, su sul operato effettuato – anche – fra un delitto e l’altro. Nei giorni dopo l’uccisione del tabaccaio di Budrio, Davide Fabbri, fra il primo e l’otto aprile, nella zona fra Argenta e Portomaggiore infatti Norberto Feher, serbo, avrebbe infatti aggredito con un’ascia un pachistano per procurarsi soldi e un mezzo. Una rapina mai denunciata ma la cui notizia viene fuori solo nelle ultime ore.

Il killer di Budrio e di Trava di Portomaggiore inoltre era ricercato da tempo. Su di lui gli investigatori ci arrivano dopo le rapine violente consumate nell’estate nel 2015. Illeciti che collegano il destino di Igor con quello della banda che ha poi ucciso Pierluigi Tartari il nove settembre.

Prima rapina violenta a Villanova di Denore il 26 luglio, poi a Mesola, con la donna anziana prima aggredita e poi legata ai polsi, il 30 luglio e poi un altro colpo violento a Coronella il 5 agosto.

Tre rapine per i quali Pajdek, il capo della banda, e il giovane Patrick Ruszo, condannati rispettivamente a 30 anni e all’ergastolo, per l’omicidio di Tartari saranno nuovamente processati a luglio.

Igor infatti, raccontano i suoi ex compagni di merenda, era un tipo solitario. Dopo alcuni colpi infatti si allontanava e mancava dal gruppo anche per un paio di settimane.

Non solo. Norberto Feher, il cui esame del dna, per essere comparato con quello itlaiano, è stato richiesto anche alla procura serba, per un certo periodo aveva avuto anche attività sui social media tramite un telefonino. Ed era proprio attraverso le celle telefoniche che gli inquirenti stavano cercando di arrivare a lui.

Igor Vaclavic, ma che in realtà è il serbo Norberto Feher è una figura pericolosa che a questo punto gli investigatori non escludono possa aver avuto un ruolo anche nella morte della guardia giurata di una cava di Ravenna, freddata a colpi di pistola il 30 dicembre del 2015.

Non solo. Si aggiunge l’ombra che uno dei fucili che ha con se sia uno di quelli spariti dalla casa di Tartari. Durante la rapina nella casa dell’ex pensionato infatti erano sapriti due fucili da cacciatore.

La ricerca del killer dunque è a tutto campo. Militari dei corpi speciali cercano l’ex militare che dovrebbe ancora trovarsi fra le Valli fra Argenta e Molinella e gli investigatori che invece cercano di fare il quadro completo di chi è stato Igor, veramente . Quali ruoli, quali illeciti ha commesso nel territorio dove forse ci vive da più di dieci anni, fra un carcere ed un altro. Un ex carcerato dunque, colpito – anche – da due espulsioni, e uscito di cella grazie alla buona condotta e quindi è tornato libero prima del previsto grazie ad uno sconto di pena. E da quell’uscita dal carcere il suo è solo un curriculum di violenza e sangue.

One Comment

  1. Roberto Baldisserotto says:

    C’è molto ”lavoro” da fare in campo legislativo per evitare che il caso ‘Igor’ si ripeta n’ volte .
    Gli stranieri detenuti , per i quali il giudice ha disposto l’espulsione devono esser espulsi nell’ultima settimana di pena in modo che tutte le tutele antievasione coprano anche la fase di espulsione, mentre oggi l’espulsione viene eseguita a pena finita . Quanto alla classica falsa generalità , se il detenuto da una falsa generalità per cui il paese di cui dice di appartenere non lo riconosce allora non esce e automaticamente raddoppia la pena , per cui sarà lo stesso detenuto ad avere interesse nel dichiarare la verità . Il problema non è Igor , il vero problema è che abbiamo un vuoto legislativo da colmare con urgenza perché il caso Igor si ripete ogni giorno , per fortuna non tutti gli espulsi rimasti in Italia sono così malvagi ma certamente abbiamo un problema di sicurezza pubblica favorito da leggi e regolamenti facilmente aggirabili .

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