Camera di Commercio Ferrara: “Imprese in affanno nel 2018, chiuse 2079 aziende”

lavoro azienda impresa imprese aziendeIl sistema delle imprese ferraresi ha trascorso il 2018 con l’affanno, mettendo alla fine a segno un saldo negativo tra aperture e chiusure. Nell’anno da poco concluso, i terminali della Camera di commercio hanno registrato l’iscrizione di 1.796 nuove imprese (31 in meno rispetto al 2017) e di 2.079 chiusure di imprese esistenti (in calo di 28 unità rispetto all’anno precedente). Il risultato di queste due dinamiche ha consegnato a fine dicembre un saldo negativo per 283 imprese, pari ad decremento del -0,8%. Il dato 2018, dunque, conferma la contrazione già rilevata nel 2017, quando il saldo dell’anno era stato del -280 unità. A frenare il bilancio negativo del 2018 sono state, ancora una volta, le imprese di giovani e stranieri, i cui saldi continuano ad essere positivi.

In crescita le società di capitali mentre diminuiscono imprese individuali e società di persone. Prosegue, inoltre, la difficoltà del settore artigiano, dove però le contrazioni, pur sempre superiori all’economia nel suo complesso, sembrano rallentare di intensità. E’ quanto emerge, in sintesi, dai dati diffusi dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ferrara sulla natalità e mortalità delle imprese nel 2018. I dati sono disponibili online all’indirizzo (www.fe.camcom.it).

Le forme giuridiche. Sempre rilevante l’incremento delle società di capitale, aumentate nel corso di un anno di 181 unità (nel 2017 il saldo positivo tra iscrizioni e cessazione era stato di 177), corrispondente ad un tasso di crescita del +2,8%, quindi stessa velocità dell’anno precedente. Il dato conferma un orientamento ormai consolidato anche tra i neo-imprenditori ferraresi che, per affrontare il mercato, si affidano sempre più spesso a formule organizzative più “robuste” e strutturate. Non solo perché più capaci di intercettare gli incentivi pubblici opportunamente messi a loro disposizione (in particolare a valle delle normative di favore introdotte per sostenere la nascita di Startup innovative e PMI innovative), ma soprattutto perché la società di capitale si presta ad essere più attrattiva rispetto a nuovi investitori e, dunque, a consentire un percorso di crescita più sicuro per l’idea di business. La riduzione tendenziale della base imprenditoriale è stata determinata dal più forte andamento negativo delle ditte individuali (scese di 331 unità pari al -1,6%), accompagnato da una più contenuta riduzione delle società di persone, diminuite di 121 unità, ma che in termini percentuali risulta più grave (-1,8%). Queste ultime risentono negativamente dell’attrattività della normativa sulle società a responsabilità limitata, che sostiene invece l’aumento tendenziale delle società di capitale.

Settori. Il segno rosso per l’Industria Manifatturiera (-37 unità, il saldo del 2017 era stato di -38), racchiude andamenti diversificati tra le divisioni di attività: al suo interno solo poco più di un terzo non rileva contrazioni. Nel dettaglio, cresce soprattutto il comparto Alimentare. Registrano, invece, una riduzione delle imprese anche il settore dei Trasporti e Magazzinaggio, le Attività finanziarie e assicurative e quelle della Sanità e dell’Assistenza sociale (comparto che nel 2017 aveva invece registrato una crescita relativa importante). Segnali positivi giungono dai Servizi, in primo luogo da quelli di Supporto alle imprese (compreso noleggio e agenzie di viaggio), seguiti dalle Attività professionali, scientifiche e tecniche. Si accentua, infine, anche la crescita dei Servizi di alloggio e ristorazione.

Giovani, donne e immigrati. Le imprese giovanili, pur rappresentando più di un quarto del totale delle iscrizioni e appena l’11% delle chiusure complessive, a causa della perdita dei requisiti delle imprese iscritte negli anni precedenti, riducono la loro consistenza, passando dalle 2.730 unità del 2017 alle attuali 2.621 (109 in meno, riduzione meno pesante rispetto allo scorso anno quando si è registrata una contrazione di -135 unità). Il saldo della movimentazione è largamente positivo (+239 unità, in linea con quanto rilevato nel 2017 (+21). Per le imprese straniere, la differenza tra aperture e chiusure sempre positiva, risulta in lieve rallentamento, segnando un +82 unità, quando nel 2017 il saldo era stato di +91, l’anno precedente +129, mentre tra il 2011 e il 2012 l’ordine di grandezza è stato addirittura doppio. Mentre risultano pressoché confermate le cancellazioni, si riducono anche per gli stranieri le nuove iscrizioni, anche se le variazioni rimangono modeste. Continua così a crescere lentamente la loro incidenza sul totale, ora ogni 1.000 imprese registrate 88 non sono gestite da italiani, quando a livello regionale il rapporto è di 117 e in Italia di 99.

Per quanto riguarda l’imprenditoria femminile, l’andamento della movimentazione registra anche quest’anno un saldo tra aperture e chiusure negativo (-50 unità, decisamente più contenuto rispetto al 2017 quando è stato di -94 unità). Il trend in miglioramento è stato determinato sia da un incremento delle nuove iscrizioni, sia di una riduzione delle chiusure. Il saldo risulterebbe positivo al netto del commercio, dove è concentrato poco meno di un quarto delle imprese rosa, per il quale si registra un saldo negativo di 61 unità. Nello stesso settore lo scorso anno si rilevava una contrazione quasi doppia (-118). La quota di imprese femminili in provincia rimane elevata, con un valore del 22,9%, quota ancora superiore a quanto rilevato in Emilia-Romagna (20,7%) e in Italia (21,9%), incidenze comunque più stabili nel tempo.

L’artigianato. Per quanto riguarda l’artigianato, il bilancio dell’anno (-88 imprese), pur se negativo, segna complessivamente un lieve miglioramento rispetto a quello del 2017, quando chiuse con una perdita di 104 unità. Tra i settori artigiani, negli ultimi dodici mesi hanno fatto meglio le imprese di noleggio e i servizi alle imprese (25 unità in più), i servizi alla persona (+13) e le attività di informazione e comunicazione (+9). In rosso le costruzioni (-86 in meno nel 2018), le attività dei trasporti e magazzinaggio (-29) e la manifattura artigiana (-18). Questi andamenti corrispondono esattamente a quanto accaduto tra i settori a livello nazionale.

Le unità locali. La distribuzione relativa delle 7.474 unità locali (solo 12 in meno rispetto al 2017) è pressoché invariata, con una quota rilevante delle unità con sede in provincia (57%), che hanno però determinato il segno negativo, essendo l’unica tipologia che registra un calo consistente (-124). Tra le localizzazioni di imprese con sede fuori città, l’incremento relativo maggiore è registrato da quelle con sede in regione. Rimangono pressoché costanti le unità locali con sede all’estero, che si avvicinano a quota quaranta.

(Ufficio Stampa Cciaa Ferrara)

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