Cellulari e tumori, Gibertoni (M5S): “Regione informi sui rischi”

Giulia Gibertoni

Giulia Gibertoni ha presentato un’interrogazione che prende spunto dalla recente ricerca portata avanti dall’Istituto Ramazzini di Bologna sull’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza, ovvero quelle emesse dai ripetitori per la telefonia mobile.

“La Regione prenda seriamente in considerazione i risultati dell’ultima ricerca dell’Istituto Ramazzini sui rischi legati all’esposizione prolungata a campi elettromagnetici simili a quelli dei telefoni cellulari. Crediamo che sia necessario che si attui una campagna di informazione ad hoc per sensibilizzare l’opinione pubblica che un loro utilizzo inappropriato potrebbe portare a problemi molto seri come l’insorgenza di alcune forme di tumore”.

È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta e che prende spunto dalla recente ricerca portata avanti dall’Istituto Ramazzini di Bologna sull’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza, ovvero quelle emesse dai ripetitori per la telefonia mobile.

“Alla luce di quanto scoperto e accertato dagli studiosi del Ramazzini crediamo che l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per definirle probabili cancerogeni – spiega Giulia Gibertoni – Solo in questo modo sarebbe possibile innescare quel processo informativo per sensibilizzare l’opinione pubblica su un utilizzo corretto da parte dei telefoni cellulari”.

Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Regione, oltre che agire nelle sedi di confronto con i Ministeri competenti affinché si imponga l’adozione delle precauzioni consigliate nella ricerca, anche di lanciare attraverso i propri canali una campagna comunicativa pubblica, affinché la popolazione regionale sia a corrente dei rischi che si corrono utilizzando i cellulari in modo del tutto inappropriato. “I risultati a cui è arrivato l’istituto Ramazzini non possono e non devono essere sottovalutati – conclude Giulia Gibertoni – Senza creare eccessivo allarmismo è necessario informare correttamente su questo tipo di rischio, così come avviene con gli altri strumenti potenzialmente dannose per la nostra salute”.

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