Centrale di Porto Tolle: gas o carbone?

Centrale Porto Tolle

Centrale di Porto Tolle, la prossima settimana la cassazione, a sezioni unite, deciderà sul ricorso che associazioni ambientaliste, cittadini ed operatori turistici hanno presentato per stoppare il progetto di riconversione a carbone dell’impianto, situato nel Delta del Po.

La Centrale di Porto Tolle è in stallo. E’ in attesa di sapere se partiranno o meno i lavori di riconversione a carbone. La procedura di impatto ambientale che prevedeva la conversione a carbone dell’impianto è stata stoppata dal Consiglio di Stato che ha annullato il decreto di valutazione di impatto ambientale, imponendo che, in sede di nuova Via, si dovesse effettuare una valutazione comparativa fra il progetto sottoposto a procedura e le possibili alternative: prima di tutte il gas metano perché a pochi metri dalla centrale di Porto Tolle sorge il più grande terminale gasifero off shore del mondo. Una attesa che forse potrebbe concludersi, o quantomeno ricevere chiarimenti, nei prossimi giorni: la prossima settimana, la cassazione, a sezioni unite, deciderà sul ricorso che associazioni ambientaliste, cittadini ed operatori turistici hanno presentato per stoppare il progetto di riconversione a carbone dell’impianto.

Situata nel Delta del Po la Centrale di Porto Tolle, di proprietà di Enel S.p.a, è uno dei più grandi impianti in Europa per produzione di energia elettrica. Divisa in quattro gruppi da 660 mega watt l’uno, può generare circa l’8% del fabbisogno italiano di energia elettrica. Il passaggio da gasolio a carbone è iniziato otto anni fa ed stato è statao ostacolato da associazioni ambientaliste e da comitati cittadini. La Regione Veneto e il presidente Zaia anche recentemente hanno invece ribadito la ferma volontà a proseguire col progetto pro carbone presentato da Enel che permetterebbe di dare lavoro a 3500 persone con l’impegno di qualche miliardo di euro, dando così uno sbocco a molte imprese locali.

A Febbraio 2012 erano stati rinviati a giudizio i vertici di Enel degli ultimi 10 anni, tra i quali i manager Scaroni, Tatò e Conti. Secondo l’accusa le emissioni della centrale di Porto Tolle avrebbero provocato dal 1998 al 2006 in maniera massiccia, malattie all’apparato respiratorio agli abitanti del luogo, in particolare nei bambini sino a 14 anni. Secondo la procura rodigina la centrale doveva essere adeguata alla normative vigenti in materia ambientale.

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