Cina: i perché di una tempesta perfetta

borsacina-680x365_cAnche oggi è stata una giornata difficile e contraddittoria per le borse internazionali: Milano chiude con una perdita dell’12% circa, e perdono anche le altre borse europee. Crescono invece Wall Street e la Borsa di Tokyto, mentre continua a perdere terreno la borsa di Shangaj.

Giornate molto difficili quindi per i mercati finanziari, che nei giorni scorsi hanno subito perdite anche consistenti, di diversi punti percentuali, tali da far temere una nuova crisi finanziaria sul modello di quella che abbiamo vissuto tra il 2007 e il 2008. A determinare il crollo delle borse una serie di fattori concomitanti.

In primo luogo, le difficoltà dell’economia cinese: dopo averci abituato a tassi di crescita del Pil del 10-12 per cento l’anno, quest’anno l’incremento del PIL cinese si è fermato al 7%. Un tasso di incremento che farebbe sognare qualsiasi governo europeo, ma che in Cina è basso. Così, il gigante asiatico ha svalutato la propria moneta per sostenere le esportazioni, renderle più convenienti. In questo modo, ha seminato il panico sia sui mercati finanziari, sia tra le banche centrali.
Un altro contributo alla crisi delle borse lo ha dato il crollo del prezzo del petrolio, che si è portato dietro un calo di prezzo di tutte le materie prime escluso l’oro. Il calo di prezzo di petrolio e materie prime ha effetti sul comportamento delle borse, perché anche le materie prima sono oggetto di speculazione finanziaria.

Da non dimenticare, infine, il fattore greco: sul piano di salvataggio era stato raggiunto un accordo approvato dai ministri economici europei. Poi il premier Tsipras ha scelto dimettersi e di andare a nuove elezioni. Una mossa politicamente comprensibile, ma c’è chi teme che possa rimettere i discussione le poche certezze raggiunte sul futuro della Grecia.

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