Come sta l’Adriatico? Ce lo dice l’Arpa – SITUAZIONE LITORALE COMACCHIESE

07 mare inquinato

Proliferazione di alghe e diffusi fenomeni eutrofici a causa delle frequenti e intense piogge cadute nel Bacino padano e portate a mare dai fiumi; presenza naturale di mucillagini; nessun caso di inquinamento; presenza di meduse in giugno e luglio e assenza della pericolosa microalga Ostreopsis ovata.

E’ questo in sintesi il risultato del monitoraggio della Struttura Daphne di Arpa delle acque marine costiere dell’Emilia-Romagna nel 2014. I risultati del monitoraggio sono stati presentati oggi a Cesenatico, presso la sede della Struttura Oceanografica Daphne di Arpa Emilia-Romagna, alla presenza del direttore Carla Rita Ferrari, del direttore generale di ArpaER Stefano Tibaldi e del direttore generale Ambiente della Regione Emilia-Romagna Giuseppe Bortone.

“Nel 2014 – ha dichiarato Carla Rita Ferrari – le anomale condizioni meteorologiche hanno fortemente condizionato la qualità delle acque marine dell’Emilia-Romagna. Le intense precipitazioni, soprattutto sul Bacino padano con conseguente apporto di acque dolci e ricche di sostanze nutritive verso il mare, hanno provocato fenomeni eutrofici, carenza di ossigeno e conseguente morie localizzate di pesci. Tale situazione mostra ancora una volta come le condizioni dell’Adriatico siano molto variabili anche nel breve arco temporale e che l’ecosistema marino è strettamente legato, in una logica di causa-effetto, alle pressioni antropiche derivanti dai fiumi che sfociano in mare.”

Stefano Tibaldi ha fatto il punto sull’impegno di Arpa sul tema mare “Il monitoraggio marino di Daphne è una delle attività di Arpa in questo settore, alla quale si affiancano quelle relative al monitoraggio delle acque di balneazione, alle previsioni meteo-marine – dall’altezza e ampiezza dell’onda fino alle previsioni delle maree e delle mareggiate – fino alle azioni relative al monitoraggio della costa che hanno nel ripascimento una delle attivà più importanti e concrete. Importante l’impegno dell’Agenzia per far fronte alla nuova Direttiva europea “Strategia marina”, che ampia sia l’area del monitoraggio delle acque marine fino ai confini territoriali, sia gli elementi da prendere in considerazione, come ad esempio il controlllo qualitativo e quantitativo dei rifiuti in mare e sulle spiagge”.

Sulle politiche e le scelte della Regione Emilia-Romagna relativamente al complesso sistema mare-costa, Giuseppe Bortone ha affermato che “è necessario rafforzare il sistema della conoscenza, comunicare e rendere pubblici i risultati degli studi e del monitoraggio ambientale a tutti gli operatori della costa e del mare, per mettere in atto azioni condivise che sappiano far fronte ai cambiamenti climatici che negli ultimi anni hanno fatto sì che eventi un tempo eccezionali ora non lo siano più. Tanti risultati li abbiamo raggiunti, come quello della limitazione del fosforo nel settore dell’agricoltura che non arrivando più a mare a ridotto di molto l’eutrofizzazione delle acque marine.

A proposito degli eventi meteo di questi ultimi giorni – ha proseguito Bortone – che tra neve e mareggiate hanno provocato gravi danni, la Regione è già intervenuta con uno stanziamento di 810mila Euro e ha chiesto al Governo risorse pari a 190 milioni di Euro per far fronte ai danni e la messa in sicurezza delle aree colpite”.

L’ANALISI DELLO STATO DEL MARE

Fenomeni eutrofici
Le frequenti e intense piogge cadute sul territorio dell’Emilia-Romagna e in Pianura Padana, hanno provocato da fine marzo in avanti un fluire a mare di abbondanti acque fluviali le quali, a seguito del dilavamento dei terreni, hanno innescando condizioni eutrofiche, cioè arricchito di sostanze nutritive come azoto e fosforo, le acque marine.

Le acque fluviali, specie quelle del Po (che ha avuto una portata media nel 2014 di 2378 m cubi al secondo contro i 1502 della media), hanno inoltre contribuito all’abbassamento dei valori di salinità negli strati superficiali nell’area marina emiliano-romagnola, soprattutto nel tratto centro settentrionale. Valori molto bassi e anomali per il periodo sono stati registrati in luglio e agosto con valori tra 9.2 psu (Practical Salinity Units) e 15 psu (di norma le acque marine dell’Alto Adriatico sono intorno ai 37 psu).
La conseguenza agli ingenti apporti di acqua dolce causa è stata la proliferazione di alghe, sia di microalghe (di dimensioni microscopiche pari ad alcuni micron e visibili quindi solo con un microscopio), sia di macroalghe, visibili a occhio nudo e presenti specie in aree protette da barriere frangiflutti, dove il movimento e il ricambio dell’acqua sono più lenti. Queste alghe, se presenti in alte concentrazioni, contribuiscono ad una marcata riduzione della trasparenza e conferiscono alle acque caratteristiche colorazioni che vanno dal verde al marrone a seconda della specie di alga prevalente.

Le condizioni eutrofiche si manifestano di norma nella parte settentrionale della costa, in quanto più vicina alla foce del Po, per poi diminuire proseguendo verso Sud, e sono più frequenti con mare calmo e correnti assenti o limitate, che non facilitano il rimescolamento delle acque.

Fenomeni ipossici/anossici delle acque di fondo
Lo sviluppo di fenomeni eutrofici e la concomitanza di condizioni di mare calmo, con innalzamento delle temperature delle acque, hanno favorito la formazione, negli strati di fondo, di aree ipossiche/anossiche, cioè con carenza o assenza di ossigeno disciolto.
Queste condizioni si sono manifestate in maniera discontinua tra giugno e la fine agosto, prevalentemente nella parte settentrionale della costa, spostandosi poi da Nord verso Sud e coinvolgendo le restanti aree, da costa fino a oltre i 20 km al largo.

Le correnti (prevalenti da Nord verso Sud) e il variare dei venti con presenza anche di garbino/libeccio che si sono manifestate il 19-20 luglio, hanno favorito lo spiaggiamento localmente in alcune zone della costa emiliano-romagnola (Tagliata e Pinarella di Cervia e Rivabella di Rimini) di esigui quantitativi di pesce di piccole dimensione.

La carenza di ossigeno crea infatti condizioni non idonee alla vita degli organismi che vivono a stretto contatto dei fondali, causando stati di sofferenza, migrazione degli organismi più mobili e moria di quelli sessili (fissi). Il verificarsi di fenomeni di anossia crea problemi anche alle attività di pesca in quanto i pesci modificano i loro areali di distribuzione, allontanandosi dalle aree che presentano condizioni sfavorevoli alla loro vita.

Mucillagini
Nel tratto di mare emiliano-romagnolo si è ripresentato nel mese di agosto il fenomeno delle “mucillagini”, segnalato dalla Struttura Daphne il 10 agosto ma del quale già nel bollettino dei primi del mese ne erano state segnalate le prime avvisaglie.

Il materiale mucillaginoso è affiorato prevalentemente nella parte centro-meridionale della costa emiliano-romagnola. Negli strati di fondo era presente anche nella parte settentrionale, ma si ritiene che lo strato superficiale, caratterizzato da acque a bassa salinità ed eutrofiche, abbia impedito il riaffiorare del materiale.
Si conferma ancora una volta che il fenomeno si manifesta a livello di Bacino adriatico e le condizioni chimico-fisiche presenti condizionano solo le fasi terminali di affioramento.

Le mucillagini sono costituite principalmente da polisaccaridi (zuccheri complessi) che si rigonfiano a contatto dell’acqua e che si riuniscono formando aggregati di forma e grandezza diverse. Prendono origine come prodotto “extracellulare”, ossia come escrezione da parte di microalghe, in particolare Gonyaulax fragilis, presenti in ambiente marino, oppure si formano per disgregazione cellulare delle stesse. La produzione di mucillagine è un fenomeno molto diffuso in ambiente marino, non limitato ai soli mari italiani e al Mediterraneo e non generato dalla presenza di sostanze inquinanti. La testimonianza più antica risale infatti al 1729, periodo in cui non erano state ancora sintetizzate molecole inquinanti. I meccanismi che inducono l’escrezione di tale materiale da parte delle microalghe in ambiente marino, e le sue dinamiche di aggregazione, sono tuttora oggetto di ricerca.

Il materiale mucillaginoso si può presentare, nelle acque profonde a densità diversa e a diverso stadio di aggregazione, per quasi tutto l’anno.

Nei primi mesi dell’anno si manifesta sotto forma di fiocchi bianchi (0.1-3 cm) denominati per somiglianza “neve marina”; nei mesi estivi, dopo ulteriori stadi di aggregazione, compare una fase a “filamenti” (1-20 cm), che tendono a distribuirsi più superficialmente lungo la colonna d’acqua. Generalmente il processo di aggregazione si arresta a questo stadio, ma può anche evolvere ulteriormente con fasi a “reticolo “ e “nuvola” (400 cm), fino ad affiorare nelle acque superficiali nei mesi più caldi.

Una parte del materiale si deposita a livello dei fondali. In genere il materiale non affiora nello stesso momento lungo la costa; compare in superficie localmente sotto forma di chiazze e strisce che, nel corso della giornata, possono variare di dimensione e spostarsi in funzione dei venti e delle correnti. Quando vi è la predominanza di venti che spirano verso costa (ad esempio Scirocco), questo viene sospinto e ammassato a ridosso dei porti, delle barriere frangiflutti e nelle aree balneabili. La disgregazione e scomparsa delle mucillagini avviene principalmente ad opera di forti mareggiate, con rapido ricambio delle masse d’acqua.

I venti di Libeccio che sono spirati tra il 15 e il 17 agosto, hanno contribuito a migliorare lo stato ambientale dell’ecosistema marino. Infatti, il mare mosso ha determinato un rimescolamento delle masse d’acqua lungo la colonna d’acqua, contribuendo a omogeneizzare i parametri idrologici da superficie fino a livello del fondale, riducendo le concentrazioni di clorofilla “a”, risolvendo le situazioni di criticità di ipossia/anossia e disperdendo al largo il materiale mucillaginoso. Fin dal 1989 la Struttura Oceanografica Daphne sorveglia nelle acque regionali l’evoluzione del fenomeno tramite una mirata attività di monitoraggio a cadenza mensile, che viene intensificata quando si verificano aumenti dell’aggregazione del materiale.  L’ultimo affioramento di tale materiale nella costa emiliano-romagnola era avvenuto nel 2004.

Ostreopsis ovata. Nel 2014 non si è rilevata la presenza di Ostreopsis ovata, microalga tropicale potenzialmente tossica presente lungo tutte le coste italiane fatta eccezione per le regioni del nord Adriatico (Veneto ed Emilia-Romagna). La Struttura Daphne, di concerto con il Servizio di Sanità pubblica della Regione Emilia-Romagna, effettua il monitoraggio per verificarne la presenza, al fine di prevenire disturbi alle prime vie respiratorie e stati febbrili ai bagnanti che stazionano sulla spiaggia

Meduse. Segnalata in giugno la presenza di Aurelia aurita (specie non urticante chiamata Medusa quadrifoglio per gli evidenti 4 cerchi – le gonadi – ben visibili sul dorso) . In luglio, presenza della cubomedusa urticante Carybdea marsupialis.

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