Crisi di Governo: comunque vada…non sarà un successo per il Paese.

 


La crisi c’è, ma non si vede, si diceva ieri, in realtà è certo che si andrà allo scontro politico in aula il 20 agosto in Senato, il 21 alla Camera, dove, il presidente del Consiglio Conte dopo avere fatto le comunicazioni annunciate da giorni, potrebbe essere sfiduciato da una maggioranza di Centrodestra, sempre che Matteo Salvini e i due leader di Forza Italia e Fratelli d’Italia si mettano d’accordo su che fare dopo, cioè su chi avrà le insegne del comando, cosa che non sembra per ora così pacifica.
Ma se il governo Conte verrà sfiduciato, cadrà l’ipotesi di calendarizzare il giorno dopo alla Camera, come deciso dalla Conferenza dei Capigruppo il voto sul taglio dei parlamentari, chiesto a gran voce dai Cinquestelle e ieri accolto da Salvini con un abile colpo di teatro che ha rischiato di spiazzare tutti.
Fino a che i Cinquestelle non hanno sottolineato che per votare insieme la riforma , la Lega dovrebbe ritirare la mozione contro il Governo e rendere esplicito il dietrofront cui sembra essersi esposta con la tattica “votiamo la riforma, poi la mozione contro Conte e andiamo alle urne”. Un progetto che piace a Salvini, il quale sta dimostrando, se ce ne fosse ancora il dubbio, che per lui le Istituzioni democratiche con i loro regolamenti sanciti da leggi in gran parte costituzionali si possono adattare alla volontà di un partito o, meglio, di un capo-partito.
L’appello alla saggezza del Presidente Mattarella cui anche Matteo Salvini ricorre, non tranquillizza, perché lo stesso leader si dimentica sempre di fare riferimento al rispetto della Costituzione.
Secondo lui si può votare la riforma costituzionale, ma, per non perdere altro tempo, rinviare a data da destinarsi, certamente dopo nuove elezioni, l’iter relativo al referendum confermativo che la Costituzione prevede allorchè il parlamento approva una legge di portata costituzionale.
Delle conseguenze di questa tardiva crisi di governo il leader leghista non si cura, se non per dire che gli imprenditori del Nord chiedono un governo forte che dia certezze all’economia nazionale. Delle crisi aziendali rimaste a tutt’oggi in sospeso, dell’effetto crisi sui mercati internazionali, della difficoltà di portare a termine la manovra economica d’autunno entro i tempi necessari e tener fede agli impegni già presi con l’Unione europea, non si parla che in modo molto distratto e superficiale. Di oggi la notizia che l’onorevole Borghi, Presidente leghista della Commissione Bilancio, Tesoro, Programmazione, sta già preparando una legge di stabilità che rispetti il deficit al 3%, che scongiuri l’aumento dell’IVA, magari rivedendo leggi già varate dal Governo giallo verde, come il reddito di cittadinanza caro ai Cinque stelle. Insomma il contratto di governo, finisce carta straccia e con lui tutte le affermazioni di Salvini circa la durata quinquennale della legislature .
Ma Salvini è astuto e gioca come sempre dirottando l’attenzione su altri obiettivi. Prima di tutto il PD e Renzi.
Per scongiurare l’ipotesi di un accordo fra PD e M5S Salvini accusa di inciucio contro natura Renzi e Di Majo, dimenticando che il governo giallo – verde ha avuto la stessa genesi, di alleanza fra partiti avversari e che le elezioni del 4 marzo 2018 hanno dato ai 5stelle la maggioranza e al PD il secondo posto . Gli elettori di destra e di sinistra oggi sono divisi come i loro leader, molti sono disorientati, e, comunque vada, il risultato creerà molto probabilmente divisioni all’interno dell’opinione pubblica italiana e qualche allarme importante a livello internazionale. Confidiamo tutti in Sergio Mattarella!

One Comment

  1. sig salvini eri da radiare tu e il poliziotto che ti fa lo schiavo a te e a i tuoi figli invece siamo in italia il paese dei …

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