Crolli a S’Agostino, la procura chiede il processo per Manuzzi e Dondi

XX inchiesta crolli terremoto-1Tre anni. Di accertamenti e consulenze di esperti per le inchieste dei crolli del terremoto.

Tre anni di lavoro da parte del sostituto procuratore di Ferrara, Ciro Alberto Savino che in questi giorni ha chiuso definitivamente le indagini e per la prima volta chiede il processo anche per i titolari delle due aziende: Ennio Manuzzi per le Ceramiche Sant’Agostino, dove alle 4.04 del 20 maggio, persero la vita Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni. Savino poi chiede il rinvio a giudizio anche per Enzo Dondi titolare della Tecopress di Dosso, dove perse la vita, sempre il 20 maggio, un altro operaio in turno quella notte: Gerardo Cesaro. Per il pm infatti i due titolari dovrebbero essere processati per aver violato le norme antisismiche già presenti sul nostro territorio nel 2003, ma che solo dopo il sisma del 2012 sono state osservate con scrupolo.

Per il pm Savino i due titolari, non sarebbero stati prudenti e dunque non avrebbero adeguatamente messo in sicurezza i capannoni e per questo non sufficientemente salvaguardato la vita lavorativa dei loro dipendenti. Per tale imprudenza infatti – secondo il disegno accusatorio della procura – i capannoni sarebbero crollati provocando la morte degli operai. Nell’atto di chiusura delle indagini sono nove le persone per le quali il pm chiede il rinvio a giudizio e cioè il processo per un procedimento riaperto solo dopo che i legali delle famiglie degli operai morti Cavicchi e Cesaro, gli avvocati Fabio Anselmo e Carlotta Gaiani, si erano opposti al decreto di archiviazione per i crolli della Tecopress.

Opposizione che ha di fatto riaperto le indagini e ha portato il sostituto procuratore a chiedere il rinvio a giudizio di cinque persone per i crolli alla Tecopress, quattro invece per le Ceramiche. Con Manuzzi e Dondi infatti sono chiamati a processo altre sette persone, ingegneri calcolatori e ingeneri progetti di entrambe le aziende oltre che i responsabili della prevenzione sui luoghi di lavoro. “Apprezziamo moltissimo il lavoro della procura – commenta il legale delle famiglie degli operai Cesaro e Cavicchi, l’avvocato Carlotta Gaiani – perché questa richiesta rappresenta una posizione non scontata ma sopratutto una posizione che pone la Procura di Ferrara con un approccio al caso dei crolli in modo diverso rispetto a quelle delle altre province interessate dal terremoto emiliano”.

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