Fabbri: “Niente residenza anagrafica per richiedenti asilo: Ferrara applica decreto Salvini”

Nota a cura del Comune di Ferrara

rom fabbri alan“Niente residenza anagrafica per i richiedenti asilo: Ferrara applica il decreto Salvini”.

Così il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, annuncia la volontà del Comune di Ferrara di costituirsi in giudizio davanti al Tribunale di Ferrara, opponendosi ad un ricorso promosso da un richiedente asilo contro il diniego degli uffici anagrafici di iscriverlo come residente.

A presentare ricorso era stato, lo scorso maggio 2019, un richiedente protezione internazionale, proveniente dal Tagikistan. Alla sua domanda di iscrizione anagrafica, presentata il 22 febbraio 2018 gli uffici avevano risposto in senso negativo, ritenendo la richiesta “irricevibile in base al Decreto Legge 113 del 2018”, ovvero il primo Decreto Sicurezza. Venuta a conoscenza del ricorso, secondo la nota del Comune, la giunta Tagliani avrebbe optato per la non costituzione in giudizio e alla prima udienza, che si è tenuta lo scorso 13 giugno, il Comune non si sarebbe presentato e il Tribunale ne ha dichiarato la contumacia.

In quell’occasione, però, al ricorso del richiedente asilo si sarebbe aggiunto un intervento ad adiuvandum dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione vicina a Magistratura Democratica) che ha ampliato il tema della domanda, sollevando questioni di incostituzionalità relative al decreto Sicurezza, in particolare relative all’articolo 13. Per questo il Tribunale ha ritenuto di notificare al Comune di Ferrara la nuova situazione e ha fissato la prossima udienza al 21 agosto 2019.

“Ci opporremo in Tribunale alla richiesta del richiedente asilo che, supportata dalle questioni di incostituzionalità dell’associazione di giuristi, non solo non corrisponde ai termini di legge fissati dal Decerto Sicurezza, ma addirittura suona come un tentativo di delegittimare lo stesso e le politiche del governo in materia di immigrazione”.

Per il sindaco si tratterebbe di un principio di equità: “La residenza anagrafica in un Comune comporta una serie di impegni reciproci da parte dell’ente che la concede e del cittadino che ne beneficia che, a nostro avviso, non sono compatibili con la precarietà di chi ha fatto richiesta di protezione internazionale, ma ancora non ha ottenuto risposta”.

E a questo si aggiungerebbe una questione concreta: “Oltre ai diritti già garantiti dall’equiparazione della posizione del richiedente asilo a quella del titolare di un permesso temporaneo, l’iscrizione anagrafica vincola il Comune all’erogazione, in casi di necessità, di una serie di servizi di welfare normalmente riservati ai cittadini residenti, come per esempio lecase popolari”, spiega il sindaco.

“Il Decreto Salvini serve anche a prevenire queste situazioni assurde nelle quali il peso della gestione di immigrati, dei quali ancora il destino non è determinato finiscano per pesare sui Comuni nei quali sono temporaneamente distribuiti dalle prefetture”. E il sindaco conclude: “Questa situazione potrebbe creare un pericoloso precedente aprendo la strada ad altre domande di altri richiedenti asilo, ai quali, poi, potrebbe essere negato il diritto ad ottenere lo status di rifugiato. A quel punto il Comune si troverebbe ad avere tra gli iscritti all’anagrafe dotati della carta di identità anche dei soggetti non più regolari sul territorio”.

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