Diocesi Ferrara-Comacchio: più parrocchie insieme, la periferia che diventa centro.

Ufficializzate ieri da Mons.Carlo Perego le nuove nomine dei sacerdoti dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio che diventeranno effettive dall’inizio dell’Anno Pastorale 2019/20. Sul sito di Telestense le nomine e gli spostamenti. Accanto, infatti, ai nuovi parroci ci sono alcuni trasferimenti importanti, in un quadro complessivo che va letto secondo due logiche fondamentali, la prima riguarda l’accorpamento di più parrocchie vicine tra loro e affini per quanto riguarda il tipo di territorio e le condizioni di vita degli abitanti. Questi non saranno più retti da un solo sacerdote, ma da un parroco più alcuni aiutanti, parroco vicario o cooperatore pastorale o amministratore parrocchiale, una figura a fianco del parroco, che resta la figura di riferimento anche istituzionale delle nuove realtà, che vanno avvicinandosi alle cosiddette Unità Pastorali.
Una seconda logica fa, invece, riferimento alla volontà del Santo Padre di eliminare siaogni contrapposizione fra centro e periferia, sia il principio della centralità della città. Ogni periferia, dice Papa Francesco, diventa centro e in questa ottica anche la Diocesi di Ferrara Comacchio organizzerà attività diocesane in questi centri . Alla luce di questa logica i trasferimenti vanno letti come volontà di mettere nelle realtà più lontane o più problematiche, i parroci che hanno maturato una maggiore esperienza .
A monte di questa riorganizzazione, i problemi che già da anni si fanno sentire nelle parrocchie anche ferraresi, soprattutto in provincia e nelle piccole comunità: vale a dire la carenza di sacerdoti, l’omologazione socioeconomica fra i territori spesso a rischio spopolamento, ma anche la necessità di unire le forze per far fronte a servizi emergenti sempre più impellenti, come le attività della Caritas, la formazione dei catechisti, la preparazione al matrimonio;
Nelle nuove realtà multi-parrocchiali i sacerdoti non si occuperanno più di una sola parrocchia, ma di tutte quelle comprese nella nuova unità. Si tratta di una sperimentazione, dice Mons Massimo Manservigi, Vicario della Diocesi, della durata di un anno, durante il quale le comunità , da un lato, i sacerdoti dall’altro, potranno abituarsi a collaborare fra di loro: in sostanza un rodaggio per mettere a fuoco meglio problemi e risorse anche negli organismi laici di partecipazione alla vita della diocesi.

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