Domande per accendere i riflettori sul bullismo

 

03 bulli su facebook

Immagine di finzione

Non è necessario un fiuto da Sherlock Holmes, bastano poche domande ed esplode la voglia di raccontare. Ma c’è un freno, da un lato impedire che le cose peggiorino, dall’altro il senso di solitudine, rassegnazione, impotenza che hanno sperimentato a tutt’oggi, ogni volta che ne hanno parlato, rivolgendosi a chi potrebbe prendere dei provvedimenti.

Il nostro articolo di ieri su Facebook da ierisera ha avuto quasi 4000 visualizzazioni alcuni commenti. Di questi solo uno minimizza e si rassegna:” Il bullismo è sempre esistito” Sembra che secondo chi la pensa così alcuni ragazzi ne siano contagiati ad un certo punto della loro vita, poi, chissà come, il bullismo, trattato come una sorta di raffreddore, passa!. Ok, ma nel frattempo che ne è delle vittime di questa malattia passeggera? Ammesso che lo sia?. Chi se lo chiede? Perché nella nostra società c’è tanta comprensione per il prepotente, autore di soprusi, e così poco interesse per le vittime?

Tutti i giorni ci capita, infatti, di piangere su molte vittime di violenza, di compatire tante donne, ragazzi, disabili, poi ci esercitiamo nel difficile compito di giustificare chi compie la violenza. Che avrà pure dei meccanismi psichici contorti, potremo anche cercare di rimuoverli, di leggere nella sua mente, ma intanto deve sapere che la collettività non è disposto a subire impunemente ciò che fa. Le vittime soffrono, gli scherzi accompagnati da derisione se non peggio, fanno male, rovinano psicologie in formazione. Creano una forma di astio verso i propri simili. In certi casi hanno prodotto conseguenze drammatiche. Magari dopo certi video pubblicati su you tube o su face book, dove le vittime degli scherzi e della violenza vengono esposte ad un pubblico, che , nell’anonimato, sembra gradire questi spettacoli di stupidità, vigliaccheria, violenza gratuita.

Dalia Bighinati

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