Droga, Polizia smantella rete: arrestati richiedenti asilo a Ferrara – VIDEO e INTERVISTE

Sgominata una banda dedita allo spaccio di droga che aveva delle basi anche a Ferrara.

Tre gli arresti nella città estense effettuati dalla Squadra Mobile della Polizia di Stato, ieri mattina: tre persone tra i 24 e i 30 anni, di origine nigeriana, residenti tra il centro e Pontelagoscuro, uno di loro rifugiato politico e gli altri richiedenti asilo, sono finiti in carcere.

20 le custodie cautelari in carcere, 17 nigeriani e tre trentini: l’operazione infatti, denominata “Bombizona”, ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Verona, Vicenza e Ferrara appunto, una delle città coinvolte ma non quella principale.

Parte della droga veniva venduta anche in zona Gad a Ferrara, ma sentiamo il dirigente della Squadra Mobile di Ferrara, Andrea Crucianelli, sull’importante operazione anti-droga.
 

 

Gli arrestati prendevano le ordinazioni e procuravano droga recandosi anche all’estero, uno dei “ferraresi” andava fino in Olanda.

Gdroga arrestili arrestati a Ferrara, tutti sorpresi nelle proprie abitazioni, rivestivano ruoli di primo piano: Victor Oboh, 26 anni dalla Nigeria e domiciliato a Pontelagoscuro, regolare in Italia. Suleman Al Hassan, nigeriano di 24 anni, residente in via Arianuova a Ferrara, era riconosciuto come rifugiato politico. Andrew Ojie, nigeriano di 30 anni, è stato arrestato in via Cattaneo a Ferrara in cui stava scontando la pena agli arresti domiciliari, sempre per reati legati alla droga.

In tutto, l’operazione “Bombizona”, da febbraio 2017 a oggi, ha raggiunto quota 54 indagati tra le varie città coinvolte. Sequestrati 8 chili di droga: quasi 7 chili di marijuana, 600 grammi di eroina e diverse decine di grammi tra cocaina e hashish e circa 1 litro di metadone, oltre a diverse migliaia di euro.

Il traffico era gestito da un’organizzazione criminale i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo. I pusher, cercando di evitare i controlli della Polizia di Stato, comunicavano con Whatsapp ed avevano costituito una rete, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti.

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