Esuberi Carife, assemblea 4 gennaio. Sindacati spiegheranno ipotesi nuovo accordo, almeno 300 uscite

01-carife-destino-segnato-1024x576Si terrà mercoledì 4 gennaio, nelle prime ore del pomeriggio a Ferrara Fiere, la nuova assemblea dei dipendenti della Nuova Carife.

I sindacati nazionali e ferraresi Fabi, First-Cisl, Uil Credito, Fisascat Cgil e Ugl Credito infatti dovranno illustrare ai lavoratori i contenuti dell’ipotesi di accordo raggiunto la settimana scorsa con la direzione della banca ed ottenere il mandato per portare avanti questo tipo di trattativa.

Un’ipotesi che vede da parte dell’azienda che comprorebbe la Nuova Carife, la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, una richiesta di un taglio dei dipendenti di circa 350 posti.

Un accordo che tuttavia può arrivare a un piano di uscita di almeno 300 dipendenti, con l’ipotesi che per i restanti 50 si potrebbero trovare di caso in caso delle soluzioni alternative.

Nell’accordo da illustrare in assemblea, i sindacati spiegheranno che cosa essattamente prevede il piano. Circa 94 persone infatti  dovrebbero raggiungere il prepensionamento, con cinque anni di copertura previsti dal fondo esuberi. Ne rimangono 206 che potrebbero rientrare nei casi di incentivi volontari all’uscita dal posto di lavoro. Ossia una forma di uscita dalla banca attraverso diversi incentivi che la direzione potrebbe offrire a chi ne facesse richiesta. Incentivi, ad esempio, che prevedono la copertura dei contributi per due anni o, in attesa di una nuova occupazione, l’erogazione di una sorta di mensilità di sopravvivenza pari al 60% dello stipendio.

Le domande per usufruire di questi incentivi all’uscita, fanno sapere i sindacati, dovranno pervenire da parte di chi ne fosse interessato, entro il 19 di gennaio. Dopo questa data i sindacati e la direzione si siederanno di nuovo ad un tavolo per fare la conta degli esuberi e da lì procedere per rendere operativo il nuovo piano che poi dovrà essere valiato e dunque avere l’ok anche dal Fondo Interbancario.

Proseguono intanto anche le trattative sul piano politico. Nel decreto varato dal ministro dell’Economia Padoan, che mette a disposzione delle banche che si trovano in difficoltà da un punto di vista della liquidità, ovvero Mps, Carige, e le due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, circa 20miliardi di euro, non rientrano infatti quelle che si trovano nella stato chiamato in gergo tencnico di ‘risoluzione’ come è la Nuova CAirfe, rientrata invece fra le banche del decreto del novembre 2015, detto il decreto “Salvabanche”.

Un eventuale emendamento al testo del decreto che facesse rientrare anche la Nuova Carife, potrebbe aprire a nuovi scenari ed eventualmente scongiurare definitvamente l’ipotesi del liceinzimento collettivo. Ipotesi che potrebbe entrare in scena solo se la trattativa sindacale fallisse.

assemblea-carife“Questo è un accordo che rappresenta il male minore per Nuova Carife ” dice Maria Teresa Ruzza di Uil Credito e aggiunge: “Abbiamo cercato di raggiungere un accordo che fosse il meno traumatico possibile per i lavoratori e che esclude lo scenario dell’applicazione della legge 223 che invece prevede il licenziamento collettivo, mai preso in considerazione fino ad oggi”.

 

 

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