Il fascino del lockdown, la fatica della Fase 2.

Inutile negarlo, in queste settimane di forzata immobilità, la bellezza delle strade deserte di Ferrara, liberate dall ‘assedio quotidiano del traffico,  ha letteralmente conquistato molti di noi.

Le piazze larghe e silenziose ci hanno fatto sentire in un luogo sospeso, come se fossimo tutti preda di un improvviso incantesimo, liberati, per la generosità di una fata buona, dalla ossessione del tempo, dalla routine quotidiana dei nostri gesti di lavoro e di vita, frastornati, ma in grado di avvertire   il respiro profondo della città.

Il lockdown ha amplificato nel silenzio l ‘eco delle nostre emozioni invisibili.  Abbiamo sentito pulsare affannosamente la  vita negli ospedali, crescere il dolore nelle famiglie degli ammalati, inaridirsi le speranze di tanti anziani condannati a una nuova solitudine
Abbiamo immaginato i giochi rumorosi dei bambini dentro le loro case, lo stupore felice delle famiglie riunite, la noia di chi non ha relazioni  o non ha trovato interessi alternativi. Su facebook abbiamo letto il disagio di vedersi soltanto attraverso una finestra digitale, ma anche l’entusiasmo di chi finalmente ha potuto esprimersi in presenza di un pubblico più vasto.

La città immobile e vuota ci ha suggestionato al punto da farci correre il rischio di rimanere imprigionati dalla sua gelida bellezza.

Una città spettrale, ma non morta, senza frastuono ma piena di cinguettii, senza  incontri, strette di mano, abbracci, sorrisi, ma anche senza  resse, ingorghi, motorini sfreccianti a un pelo dal farti cadere. Abbiamo osservato, un po’ stralunati, il lampeggiare inutile dei semafori agli Incroci, senza più bisogno di tapparci il naso per difenderci dai miasmi dei gas di scarico delle automobili ferme al rosso.

E’ stata, va riconosciuto, un’esperienza inusitata, che solo il Sar cov 2 poteva costringerci a vivere, nel tentativo di una estrema via di fuga dal contagio.

La fase 2 ora sta smantellando il nulla dei due mesi appena trascorsi, senza però che il virus sia stato sconfitto.

Il lockdown non lo ha costretto alla ritirata, per quanto durissimo da sopportare, non ha, però, avuto lo stesso effetto  del “ generale Inverno”, artefice della micidiale ritirata degli eserciti invasori nelle steppe russe.

Noi, oggi, siamo solo ad una tregua, purtroppo ancora disarmata.

Basteranno, infatti,  le mascherine, i detergenti, le distanze di sicurezza ad evitare il ritorno del contagio?

Non lo sappiamo , come non sappiamo se basterà questo graduale ritorno alla vita attiva fuori casa per risparmiarci da un collasso economico generale.
In sostanza non sappiamo un sacco di cose.

Continuiamo ad essere schiavi di scontri di opinione, spesso ideologici, di simpatie personali e dell’abilità dei vari persuasori mediatici.

Questa è la triste verità. Non sappiamo troppe cose. E questo e’ un male che amplifica tutto il resto. Stiamo procedendo per prove ed errori nella lotta al virus,  in ordine sparso, senza nessuna vera coalizione pronta a scatenare tutta la potenza dei propri laboratori scientifici contro il misterioso virus.

Oggi vincere la pandemia vuol dire anche questo. Forse, soprattutto questo. Liberarci dalla tirannia delle opinioni per cercare di capire come stanno veramente le cose e mettere in atto strategie efficaci a migliorarle, senza drammi, né utopie.

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