Crisi d’impresa: via la parola fallimento

Via la parola fallimento, se l’insuccesso è per motivi di mercato e non per condotte illecite, all’imprenditore deve essere data la possibilità di riprovarci.

Parte da qui l’analisi della Camera di Commercio di Ferrara sul decreto approvato dal Governo sul nuovo codice della “crisi di impresa”.

Via la parola fallimento, che segna come una condanna per l’imprenditore. A dirlo è il presidente della camera di Commercio, Paolo Govoni. In affari può andar male, ma se accade per motivi di mercato e non per condotte illecite, allo stesso imprenditore deve essere data la possibilità di riprovarci dicono dall’ente di Largo Castello. A questa logica si ispira la riforma del diritto fallimentare inserita nel decreto legislativo sul nuovo Codice della “Crisi di impresa e dell’insolvenza”.

Il provvedimento riforma la precedente legge fallimentare del 1942 e prevede – tra le altre cose – un forte coinvolgimento proprio delle Camere di commercio, soprattutto per le cosiddette “procedure di allerta”. Al fallimento, dunque, si sostituisce una procedura semplificata di liquidazione giudiziale dei beni, nella quale si innesta una possibile «composizione assistita» con i creditori.

L’allerta sarà attivata dalla Camera di commercio su richiesta dell’imprenditore, o d’ufficio dal Tribunale su istanza dei creditori pubblici. Nel caso in cui l’allerta sia attivata dall’imprenditore, per lui sono previsti anche vantaggi premiali, come la non punibilità penale se il danno è leggero, attenuanti per gli altri reati, sanzioni e interessi ridotti sui debiti fiscali.

Procede, intanto, a pieno ritmo il supporto della Camera di commercio a consumatori e piccoli imprenditori alle prese con la rinegoziazione dei propri debiti: sono, infatti, oltre 50 le procedure in corso gestite dall’Organismo di composizione delle crisi da sovradimensionamento dell’Ente di Largo Castello.

Artigiani, commercianti, start up innovative, consumatori e tutti coloro che fino a ieri erano “troppo piccoli” per fallire possono, dunque, rivolgersi alla Camera di commercio , nel caso si trovino ad avere un eccesso di debiti per esempio con le banche o con il fisco.

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