“Fishing for Litter – In rete contro un mare di plastica”. I dati presentati a Ferrari – VIDEO

Presentati oggi a Ferrara i dati finali del monitoraggio di Legambiente “Fishing for Litter – In rete contro un mare di plastica. Dati presentati nell’ambito del convegno, che si è tenuto in camera di commercio, per fare il punto sul tema della plastica in mare e nell’ambiente


Legambiente ha presentato a Ferrara i risultati del progetto “Fishing for Litter – In rete contro un mare di plastica”, una delle principali esperienze nazionali di recupero di rifiuti da ambienti acquatici svoltasi la scorsa estate nell’area del Delta del Po, con il grande contributo della marineria di Porto Garibaldi.

Il progetto ha visto impegnati 15 volontari di Legambiente – incaricati dell’attività di monitoraggio -insieme alle imbarcazioni aderenti alla Cooperativa della Piccola Grande Pesca, Clara spa, Capitaneria di porto di Porto Garibaldi e Comune di Comacchio, con il supporto di Bio-On.

Grazie all’impiego di 45 imbarcazioni, per sei mesi volontari e pescatori hanno potuto raccogliere e smaltire correttamente i rifiuti finiti nelle reti durante le quotidiane attività di pesca. Rifiuti che, per la durata del progetto, sono stati conferiti in appositi cassonetti messi a disposizione da Clara sulla banchina. L’attività si è svolta dal 27 giugno al 30 luglio 2018 ed è ripresa al termine del fermo pesca biologico, dal 9 settembre fino al 20 dicembre.

Con un totale di oltre 3.300 KG di rifiuti recuperati dai fondali adriatici, pari a 26.112 unità in 514 raccolte “barca-a-barca”, il monitoraggio ha messo in luce ancora una volta lo stato di salute compromesso dei nostri mari. Soprattutto se si considera che il 97% dei rifiuti è costituito da materie plastiche e solo il restante 3% del materiale è composto da materiali tessili (1%), metallo (1%), gomma, carta, legno e vetro (1%).

Per quanto riguarda l’utilizzo originario dei rifiuti recuperati, il 5% è costituito da materiale per il packaging, il 5% da shopper e buste di plastica, il 3% da materiali “food & drink” e il 4% da altro.

Il restante 83% riguarda invece le attività di pesca e acquacoltura, dato che fa emergere il grave problema delle calze per l’allevamento dei mitili, che sono l’80% del totale dei rifiuti raccolti.

Secondo gli operatori del mare, le cause dell’abbandono sono riconducibili a due fenomeni: il primo accidentale e conseguente alle mareggiate, che danneggiano i filari di mitili strappando le calze piene direttamente dai cavi del filare; il secondo fenomeno è riconducibile ad un atteggiamento sbagliato da parte di alcuni mitlicoltori, che tagliano le calze danneggiate abbandonandole alla corrente marina.

 

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