Il paradosso della Nuova Carife ad un anno dal decreto “salva banche”

01 azzerati carifeIl destino di una banca può diventare il destino di una città: così ad un anno dal decreto “salva banche”, che ha azzerato le azioni e le obbligazioni di oltre 100.000 fra soci e clienti Carife, la nuova banca, per essere comprata, dicono i vertici dell’azienda, deve accettare di essere dimezzata. Un finale francamente paradossale, che sembra affidare ai dipendenti la sola possibilità rimasta alla banca di sopravvivere. Insiste su questo punto la lettera che il primo cittadino di Ferrara ha inviato ieri al Capo dello Stato per chiedere equità di trattamento o le ragioni della diversità fra caso Carife e, innanzitutto, ma non solo, Monte Paschi di Siena.

Ferrara avrebbe avuto il diritto di sapere da subito che la sua banca era condannata? Noi crediamo di sì, ma così non è stato e non se ne capisce il perchè. A ripercorrere sommariamente gli ultimi atti di vita della banca, risulta, infatti, che dopo 4 anni di bilanci in perdita, e un rilancio di capitale che doveva riportarla in attivo, dopo 2 anni di commissariamento disposto da Bankitalia e un piano di salvataggio predisposto dagli stessi commissari di Bankintalia, che era stato accettato, con i sacrifici del caso, da tutti i soci della Banca, poco più di un anno fa il Governo con un “Bail in” anticipato ha posto fine all’esistenza della vecchia Carife. Il decreto del 22 novembre scorso, soprannominato, con effetto tragicomico, decreto salva banche, è caduto come un fulmine a ciel sereno sui soci e i clienti della banca ferrarese, che si sono visti azzerare azioni e obbligazioni, queste ultime solo in parte rimborsate dopo una lunga mobilitazione sostenuta da associazioni in difesa di clienti, azionisti e obbligazionisti, e dalle forze politiche locali.01 sindaco carife

La vecchia banca, che moriva , si disse, sotto il peso insopportabile di una montagna di crediti deteriorati, frutto di gestioni passate improvvide e incompetenti, o, peggio, clientelari, cedeva il passo alla Nuova Carife, una banca ponte, che grazie ad una potente iniezione di liquidità, da parte del Fondo di risoluzione di Bankitalia, sarebbe stata messa in vendita con le altre tre banche “salvate”, Banca Marche, Banca Etruria, Carichieti.azzerati carife

“Vendere” Carife, che era stato l’inutile leit motiv delle ultime gestioni della vecchia banca, da Grassano a Forin ai commissari, è tornato ad essere la priorità della gestione della nuova Carife, affidata un anno fa da Bankitalia a Giovanni Capitanio, ex commissario e ora amministratore delegato, e a Roberto Nicastro, presidente delle 4 good bank, artefice di un piano di vendita , che dopo essersi rivelato un flop ( ad agosto infatti è stato riveduto e corretto), ha trovato in Ubi Banca, colosso finanziario di Bergamo, un possibile compratore, disponibile ad inglobare le tre banche del centro Italia, ma non Carife.

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A un anno di distanza il destino delle 4 banche si divide e Carife torna ad essere un caso a sé: non la vuole nessuno, o almeno non la vuole così com’è: BPER, che si è fatta avanti dopo i molti dinieghi ufficiali dei mesi scorsi, sembra aver posto come condizione di un’eventuale acquisizione, il dimezzamento del personale, divenuto, questa è la narrazione vigente, l’unica alternativa alla liquidazione di ciò che resta del più antico istituto di credito ferrarese.

Siamo all’ultimo atto di una lunga e terribile agonia , in questi giorni di fine anno sono i dipendenti e i loro sindacati a combattere la battaglia definitiva per la sopravvivenza di Carife: il cerino è passato in mano all’anello più debole della catena, se questi accetteranno di dimezzarsi, la banca, seppure rimpicciolita, vivrà, sennò dovrà rassegnarsi a scomparire.

Su questo paradosso è intervenuto ieri il Sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, che scrivendo al Presidente della Repubblica e al Ministro dell’economia ha raccolto la voce dei cittadini, singoli, associazioni, forze politiche, ancora in cerca di ragioni plausibili per il trattamento riservato a Carife.assemblea-carife

“Ferrara non può assistere in silenzio, dice il Sindaco, all’ultimo atto di una sconfitta che non è solo di una banca, ma è di tutta la città e della sua provincia”. Sarebbe, infatti, una sconfitta molto più grave se decidesse di accettarne la logica finale e abbandonasse a se stessi gli 850 dipendenti e i loro sindacati.tagliani_pppp

Il Sindaco ha chiesto a Sergio Mattarella e a Pier Carlo Padoan di “fornirgli le parole per rispondere ai suoi concittadini”, che si chiedono, dopo il caso MPS, se le Istituzioni al governo del Paese possano adottare pesi e misure diverse a seconda della banca, della provincia o del momento.

“In gioco, dice Tagliani, non c’è più soltanto l’ultimo barlume di fiducia nel sistema del credito italiano, ma la fiducia in queste Istituzioni e lo stesso orgoglio di essere italiani”.

Dalia Bighinati

One Comment

  1. Marabèse cristina says:

    Biper ha ragione..ci mancherebbe..sono le istituzioni che hanno creato il danno con la loro del tutto particolare distorsione delle norme, direttamente o indirettamente con persone da loro nominate, ingiustamente e forse illegalmente, che ora dovrebbero risolvere il problema

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