Il virus ci cambierà?

E’ uno dei mantra che ci sentiamo ripetere spesso: “Il virus ci cambierà!” Il più delle volte chi lo dice, sottintende, “in meglio”, attribuendo a questo periodo di vita sospesa il potere di mandare all’aria frivolezze e ipocrisie, rendendoci più sensibili, onesti, moralmente impegnati verso il prossimo e verso il pianeta.
Lungi dal condividere queste certezze, io mi limito a sperare, da inguaribile ottimista, che la solitudine e le immagini delle difficoltà planetarie inducano a riflettere sui limiti della nostra civiltà del benessere e degli egoismi, a mettere in discussione la sottovalutazione del sapere e l’indifferenza verso gli “invisibili .
Certamente la Covid 19 sta mettendo a nudo le nostre fragilità, paure, contraddizioni. Ci sta anche insegnando a distinguere l’essenziale dal superfluo, facendoci scoprire la vacuità di tanti rituali di cui abbiamo smarrito il significato simbolico originario.

La Fides


Fra tutti la stretta di mano, una formula di saluto stratificata nei secoli in diverse culture, che noi ci scambiamo con leggerezza, ma che in antico comunicava in modo inequivocabile un impegno reciproco.di lealtà.
Un valore, che i nostri progenitori avevano personificato nella Fides, divinità romana di cui da tempo si sono perse le tracce, sopraffatta dalla loyalty, vale a dire la fidelizzazione del cliente.
Lo stesso vale per baci e abbracci. Non quelli che ci scambiamo con le persone che amiamo e che ci amano, a cui desideriamo esprimere tutta l’intensità del nostro affetto, ma i baci e gli abbracci che sono diventati una moda sociale. Comunicano, a volte con un certo imbarazzo da parte di chi li riceve, un cameratismo o un piacere di rivedersi spesso fasullo, hanno perso la loro profonda verità di gesto di affetto, trasformandosi in un automatismo regolamentato da uno specifico galateo del bon ton salottiero, degli affari e della politica.

https://stream24.ilsole24ore.com/video/italia/il-galateo-tempo-coronavirus/ADmAqLB

Ma non è tutto. La reclusione che ci è stata imposta come misura di liberazione dal contagio ha portato a galla gli alibi che ci siamo costruiti per la paura inconfessata di un tempo vuoto di impegni di lavoro e di relazioni sociali. L’alibi del “non posso mai stare con i miei ragazzi, i miei bambini, i miei genitori, i nonni…”, oggi non c’è più. Se viviamo nella stessa casa, possiamo stare finalmente insieme, ma… non sappiamo che fare, cosa dire, come impiegare il tempo in comune. Ci servono i tutorial della vita domestica: ricette per le torte, consigli per il gioco, il fai da te…anche la consulenza psicologica per il linguaggio delle relazioni intime.

https://www.corriere.it/speciale/cronache/2020/coronavirus-famiglie/

Il virus ci ha fatto scoprire l’inattendibilità di tante etichette applicate ai nativi digitali che impazzano sui social, ma si sono trovati in difficoltà nella gestione dei software per la didattica on line. Molti di loro hanno perfino scoperto la noia della connessione perpetua, e pur potendo stare sul web h24, vorrebbero tornare a parlarsi a tu per tu.
https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/scuola-competenze-e-nativi-digitali/
L’emergenza da coronavirus 19 ha fatto scoprire ai molti seguaci del personal branding o dell’influencer marketing, che la vita come marketing di se stessi è una bufala colossale.
Oggi hai capito che tu non vali perché sai comunicare bene la tua identità professionale, vali soltanto se hai competenze e ruoli utili, se sai e sai fare, come i portantini, gli operatori sanitari, gli infermieri, i medici, i farmacisti,gli agenti delle forze dell’ordine, gli operai e i dirigenti d’azienda, gli artigiani e i commercianti, le impiegate e le commesse, i giornalisti seri, non i persuasori occulti. Vale chi si impegna nella ricerca scientifica, all’università, a scuola, i docenti che hanno imparato in quattro e quattr’otto a fare lezione on line, mentre prima erano privi in molti casi perfino di un computer per classe.

Didattica a distanza: perché i docenti ricevono critiche?

Valgono i divulgatori, i professionisti dello spettacolo, gli artisti che ci leggono le loro poesie e quelle dei classici, gli storici dell’arte, i direttori e i loro assistenti che dai loro musei virtuali ci guidano fra le bellezze dell’arte di oggi e di ieri. Vale chi tutela la sicurezza del territorio, chi coltiva la terra, chi ne tutela la sicurezza.
Valgono anche i politici, se hanno esperienza del settore di cui si occupano, dei problemi veri dei loro elettori e del Paese, ma solo quelli che hanno deciso di farla finita con il vizio assurdo del narcisismo e dell’inutile demagogia.

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