La polemica sui crocifissi e l’uso della religione come strumento di distrazione di massa

Il 27 di giugno la nuova amministrazione di Centrodestra ha tenuto la prima seduta di insediamento sotto i giardini del grattacielo in mezzo a tanti cittadini curiosi.

La giunta Fabbri teneva così a battesimo il nuovo corso politico della città, segnato dalla volontà di scendere dal Palazzo per andare fra i cittadini ascoltarne i bisogni, interpretarne la volontà.

Oggi a voler fare un bilancio di quel che è successo in questa calda estate viene da chiedersi dove sia finito quell’impegno

Non risulta infatti che lo smantellamento del campo nomadi abbia suscitato entusiasmo nei ferraresi che si sono visti piombare nei loro condomini dall’alto di una decisione del Palazzo questi poveretti che si portano dietro la fama di essere irrimediabilmente diversi dai ferraresi doc.
Stessa cosa con la politica del “no panchine – no spaccio” nei parchetti pubblici . Se Il vicesindaco fosse sceso fra la gente si sarebbe accorto che i cittadini più anziani vogliono vedere sparire dai giardinetti gli spacciatori e non le panchine ingiustamente incriminate di favoreggiamento dello spaccio.
Infine di ieri la notizia dell’acquisto di uno stock di crocifissi, segno non solo di identità dell’ Europa cristiana ( come ha riconosciuto la stessa corte di Strasburgo ),  ma – come ci dice il sindaco – di quell’ amore e bontà, che oggi, come conferma ogni giorno la politica dei porti chiusi a chi mette a repentaglio la propria vita per cercare scampo alla violenza e alla fame del paese di provenienza,  mancano in tanti cristiani.

A Ferrara dove le aule delle scuole comunali non sono in aumento, e quindi non si capisce dove siano finiti i vecchi crocifissi, quale messaggio ci sta mandando la nuova Amministrazione?

Quello di essere pronta a dotare le scuole degli arredi e degli strumenti necessari allo svolgimento del loro compito quotidiano? Che è quello di formare alla cultura laica di cittadini italiani ed europei le generazioni più giovani?

Forse sarebbe stato più giusto e coerente con le promesse elettorali che il sindaco chiedesse a direttori e maestri, non solo di far venir fuori gli arredi scomparsi perché sono di proprietà del Comune, ma di quali strumenti il loro insegnamento senta tutti i giorni la mancanza, invece di provocare le polemiche che inevitabilmente questo gesto, abilmente divulgato, scatenerà nella opinione pubblica cittadina e nazionale.
Ancora una volta i simboli della religione usati, vedi i rosari e l’ invocazione ai santi, come facile strumento di distrazione dai problemi veri della scuola e, in questo caso, della città .

D.B.

One Comment

  1. Al Signor Sindaco di Ferrara, Alan Fabbri
    Corso della Giovecca, 170 44121 FERRARA FE

    Egregio Sig. Sindaco,
    Lei ha recentemente acquistato con i soldi pubblici 385 crocifissi per addobbare le scuole della città da Lei amministrata.
    Questo acquisto conferma ciò che noi di Democrazia Atea sosteniamo da tempo, ovvero che il crocifisso è stato definitivamente declassato da simbolo religioso a simbolo culturale e politico.
    Come simbolo religioso avrebbe potuto continuare a godere di tutte quelle tutele collegate e connesse alla libertà religiosa, ma l’uso strumentale che ne fa da anni la sua fazione politica, ci legittima ad affermare che, appropriandovene, avete fatto diventare il crocifisso il simbolo della intolleranza razziale.
    Tuttavia le scuole hanno come finalità quella della formazione integrale e armonica degli individui, e non può esservi formazione senza conoscenza che passi attraverso la scienza, scevra da fanatismi.
    Di contro Lei vorrebbe arrecare un grave danno ai giovani studenti della città di Ferrara, confinandoli nel recinto mentale della subordinazione attraverso il condizionamento subliminale di una figura mitologica che, a tutto voler concedere, si narra che sia stata uccisa perché aveva sfidato le autorità.
    Dunque un simbolo di morte che induce alla rassegnazione.
    Noi riteniamo invece che gli studenti siano meritevoli di percepire la potente carica entusiasta che ha rappresentato Margherita Hack, simbolo di scienza e di cultura, simbolo di laicità e di apertura mentale, simbolo di curiosità e di intellettualità critica.
    Poiché gli studenti di Ferrara non meritano la tristezza di una imposizione, ma la gioia della scelta, Le offriamo l’opportunità di bilanciare il simbolo della morte nella subordinazione, con il simbolo della cultura nella emancipazione che viene dalla conoscenza.
    Le alleghiamo 385 fotografie di Margherita Hack e Le chiediamo di disporre quanto necessario affinché siano distribuite nelle scuole della città.
    Solo così potrà confermare che il Suo scopo era quello di contribuire alla formazione culturale dei ragazzi e non quello della predazione del consenso.
    Distinti saluti.

    Carla Corsetti
    Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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