Liste d’attesa: le strategie del Sant’Anna – INTERVISTA

liste attesa ruscioSulle liste d’attesa la Regione Emilia Romagna si gioca la faccia e come annunciato dal presidente Bonaccini e dall’assessore regionale alla Sanità Venturi, entro fine anno, il 90% delle prestazioni dovrà essere erogata entro 30 giorni per le prime visite, con ambulatori aperti sette giorni su sette, e soprattutto mettendo a disposizione più personale.

Un tema molto sentito anche dai cittadini ferraresi, che si attendono dai nuovi vertici della Sanità Provinciale un deciso intervento in questoa direzione soprattutto per quanto riguarda le attese per le visite specialistiche ambulatoriali e gli interventi chirurgici all’ospedale Sant’Anna, dove “per accelerare i tempi del servizio pubblico, ci dicono, è necessario accedere alle visite e agli interventi in libera professione”.

“Mettere sotto accusa la libera professione non è il modo migliore per ridurre le liste di attesa, servono, invece, più prestazioni specialistiche erogate dal servizio sanitario pubblico sia di tipo ambulatoriale, che per i ricoverati.”

L’analisi è del Direttore Sanitario del Polo ospedaliero universitario Sant’Anna di Ferrara, Eugenio Di Ruscio, che affronta il tema a partire , dice, dal controllo svolta in questi mesi sulle cause che inducono i cittadini a lamentarsi di attese troppo lunghe, tanto lunghe da indurre, chi può, a rivolgersi, magari agli stessi professionisti, ma , per accelerare i tempi, in libera professione.

Le quote di attività specialistica al Sant’Anna sono troppo basse, dice Di Ruscio, soprattutto in ambulatorio, inferiori al 10%, comprese le prestazioni di laboratorio, ciò che va fatto, dunque, è aumentarne il numero. Più numerose sono, invece, le prestazioni in favore dei ricoverati. Di Ruscio non sfugge alla domanda vera, e cioè se la libera professione favorisca un accesso più rapido ai ricoveri e agli interventi chirurgici; un privilegio, che Di Ruscio esclude, aggiungendo, che il problema delle sale operatorie esiste, ma va risolto aumentando il numero dei chirurghi anestesisti e degli infermieri, e attraverso una maggiore integrazione fra le due aziende.


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