Caso Panigalli, otto anni di paura – VIDEO

Lucia Panigalli ha paura: “Se sono qui – spiega in conferenza stampa – è perché non ho voluto morire”.

Si è salvata da un tentativo di omicidio, avvenuto nel 2010: l’uomo che ha cercato di ucciderla, Mauro Fabbri, agricoltore, per questo tentativo, è stato condannato. Ma la paura non è finita.

 

 

Dall’interno del carcere in cui sta scontando la pena Mauro Fabbri ha cercato di assoldare un sicario per farla uccidere: non ci è riuscito; l’uomo che doveva fare da mediatore, un bulgaro, si è rivolto ai magistrati. E’ scattato un secondo processo, ma questa volta, in primo grado, Fabbri è stato assolto. Il PM chiedeva 12 anni di reclusione, il giudice ha dato solo un anno di libertà vigilata, pur essendo accertate sia le trattative tra Fabbri e l’uomo che doveva organizzare l’omicidio, sia la pericolosità dello stesso Fabbri. Tutto nasce da un articolo, il 115, del codice penale. Non c’è pace, quindi, per Lucia: l’uomo che ha cercato di ucciderla tra un anno potrebbe addirittura uscire dal carcere, e a quel punto i rischi per lei sarebbero enormi. Da qui nasce l’iniziativa presentata oggi, e sostenuta da Barbara Paron, la cittadina in cui vive Lucia Panigalli. Sono molti ormai coloro che sostengono Lucia nella propria battaglia. Ma lei continua ad avere paura.

La storia di Lucia Panigalli

panigalliLa sera del 16 marzo del 2010 Mauro Fabbri, incappucciato e con in mano un coltello da cucina, aspetta sotto casa la ex compagna Lucia Panigalli. L’aggredisce con calci e pugni e la colpisce con l’arma alla gola e al volto poi fugge. Lei si salva, lui viene arrestato, ma per la donna l’incubo e la paura non finisce.

Condannato a 8 anni e 4 mesi di carcere, Mauro Fabbri, oggi 57enne, liberato dopo l’arresto, è tornato in carcere per scontare la sua pena solo nel 2015 quando la sentenza nei suoi confronti è diventata definitiva per l’accusa di tentato omicidio aggravato. Da qui Lucia ha provato a riprendere in mano la propria vita, cercando di mettere da parte la paura di quell’uomo che, aveva iniziato a convincersi, non poteva più farle del male visto che detenuto.

Si sbagliava Lucia perché nemmeno dal carcere Mauro Fabbri ha smesso di pensare a come farle male. Forse, ancora più arrabbiato dopo la richiesta, in sede civile, da parte della donna di un risarcimento da 500 mila euro, ha deciso di portare a termine quello che la sera del 16 marzo non era riuscito a fare. A un compagno di detenzione, un bulgaro, ha così chiesto di trovare qualcuno, fuori, a cui commissionare l’omicidio di Lucia. 75 mila euro la cifra, parte in contanti, fatti avere al figlio del bulgaro, e parte in macchinari agricoli di valore. Un piano la cui messa in opera è stata fermata dalle indagini dei Carabinieri che, a febbraio dell’anno scorso, sono riusciti ad impedire a Fabbri di portare a termine il suo progetto criminoso. Nuovamente a processo per questo ultimo fatto, a dicembre del 2017 però Fabbri è stato assolto perché, stando a quando deciso dal Tribunale di Ferrara, in mancanza di qualsiasi atto esecutivo, non si può ipotizzare il tentativo di omicidio e quindi il fatto non costituisce reato.

One Comment

  1. Troccoli Giuseppe says:

    Sono un medico oncologo ed ho insegnato sino a poco tempo fa, essendo ora in pensione, l’insegnamento di “Oncologia Medica” all’Università di Bari, ove risiedo.
    Mi ha molto colpito ed allo stesso tempo ho gioito per la sig.ra Panigalli, che non conoscevo sino a ieri notte, quando per caso ho ascoltato su RAI 3 TV il suo racconto raccapricciante e, buon per lei, a lieto fine con “salva la sua vita”.
    Mi ha colpito positivamente il suo appello per la raccolta di firme per “annullare/modificare” (non ho capito bene, era circa l’una di notte, ieri sera) l’art. 115 del codice penale, raccolta intitolata a cura dei suoi amici, se ho ben capito “Luce …. “
    Con questo messaggio do la mia più completa disponibilità non solo a firmare questo appello anche da parte mia e dei miei 15 e più familiari, ma mi faccio sin d’ora promotore in prima persona per la raccolta di ulteriori firme tra amici, conoscenti e pazienti, in particolare questi ultimi che spesso si rivolgono al sottoscritto in cerca di aiuto e consulenza.
    Pertanto gradirei che mi vengano fornite, se possibile, notizie più dettagliate perchè possa io svolgere una parte attiva nella realizzazione di quanto auspicato nell’appello lanciato ieri notte in televisione dalla sig.ra Panigalli. Grazie.

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