Medicina, l’approccio di genere presentato al ministro Fedeli

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Paola Boldrini, parlamentare ferrarese Pd

Un infarto quando colpisce una donna non dà le stesse avvisaglie di quando colpisce un uomo e per questo alla medicina serve un approccio diverso, un approccio di genere.

In questo campo infatti, ma solo in questo, fare la differenza fra uomini e donne è fare il bene della salute di una comunità.

Ne è assolutamente convinta la parlamentare ferrarese del Pd, Paola Boldrini che oggi davanti al ministro per l’istruzione ha presentato la nuova iniziativa che con il nuovo anno accademico porterà avanti, nelle facoltà di Medicina degli atenei italiani, un nuovo modo di formare gli studenti: l’approccio di genere.

Capofila di questo nuovo modo di insegnare la medicina inoltre sarà l’ateneo estense. Oggi infatti con la parlamentare Boldrini, c’erano anche alcuni rappresentanti di Unife, il prorettore di biomedica, Tiziana Bellini e il professore Michele Rubini. Davanti alla ministra Valeria Fedeli inoltre hanno parlato anche due studentesse ferraresi: Laura Tonelli e Federica Viola. Al ministro per l’università e l’istruzione, nella sala della Lupa, a Montecitorio, la parlamentare Pd ha illustrato quanto votato nella conferenza permanente degli atenei, lo scorso 12 dicembre. In quella occasione infatti si è stabilito un accordo tale per cui negli atenei italiani la formazione sarà sulla base dell’approccio della medicina di genere.

“Non è una medicina delle donne” tiene a precisare Paola Boldrini “Ma un giusto modo di formare i medici affinché le cure vengano erogate in base al principio della appropriatezza”. Un tema molto sentito dall’onorevole Boldrini che sulla questione, che ha già messo all’attenzione dell’Unione Europea con un recente viaggio anche a Bruxelles, ci lavora da quando non era parlamentare.

“Fu proprio a Ferrara che si iniziò a parlare di medicina di genere – precisa la Boldrini – e circa 13 anni fa. Tutto partì da una rappresentante dei comitati consultivi misti delle varie aziende sanitarie ferraresi, Luana Vecchi che mi fece presente questo aspetto per certe malattie della donna”. Oggi le donne infatti come prima causa di morte, secondo gli studi scientifici, contano il decesso per infarto. Una malattia che è molto conosciuta e che ha permesso di fare passi da gigante nelle sue cure ma l’approccio di studio è sempre stato solo ed esclusivamente di tipo maschile.

“Serviva dunque un approccio diverso – precisa la Boldrini- e per questo ho redatto il mio disegno di legge”. Si tratta di una normativa elaborata in nove articoli che al momento non è ancora stata discussa ma che ha avuto già i suoi primi effetti: l’accordo con gli atenei lo scorso dicembre e l’introduzione di un emendamento nel nuovo decreto Lorenzin. La modifica al provvedimento del ministro della sanità infatti chiede che anche per i farmaci ci sia un approccio di genere. “Una volta approvato il decreto Lorenzin – commenta la Boldrini – poi la mia legge potrà andare avanti nel suo iter parlamentare”.

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