«Prima o poi mi ammazza»: sono vittime consapevoli, terrorizzate e impotenti. Leggi non bastano, serve rivoluzione culturale e fortissima sanzione sociale

E’ sempre la cronaca di un delitto annunciato e i dati non mancano, come non mancano le denunce delle vittime.

Secondo il Censis in Italia viene uccisa una donna ogni tre giorni, le leggi dunque non bastano.

Serve una rivoluzione culturale e sociale.

Una rivoluzione che dica “Basta alla violenza! alla violenza sulle donne, che la pagano per prime, sui bambini, sui deboli e sugli indifesi. Basta!”

Ed è dalla società che deve venire questo grido corale.
Senza distrazioni mediatiche, senza pseudo nemici creati per riempire le cronache di ogni giorno e distrarci, distogliere l’attenzione di un fenomeno tragico che rischia di diventare un fatto inevitabile.

E’ così che si anestetizzano le coscienze, lo sanno bene i guru della comunicazione politica e i gestori dei media. I nemici li abbiamo in casa, nel quartiere, nemmeno li vediamo, perché non prestiamo nessuna attenzione alle angosce di chi vive vicino a noi. La sua paura non ci riguarda, ci interessa solo la nostra! Il nostro fastidio, il nostro piccolo o grande disagio.

E’ così che viene meno lo spirito di una comunità. Noi affidiamo il compito di raddrizzare i torti ai magistrati, di far funzionare le cose ai politici, pensiamo troppo poco o solo per slogan – il più delle volte – ai nostri doveri professionali e civili, cioè di cittadini.

Chiediamoci, chiedetevi: “Se io fossi la madre o il padre di una di queste donne ammazzate o brutalizzate dall’uomo che dice o ha detto di amarle, se io fossi il fratello o la sorella o l’amico, e l’amica, che cosa potremmo fare per reagire al senso di impotenza che queste morti ci trasmettono?”

Il film passato in sordina di Liliana Cavani, Troppo amore, a cui queste immagini fanno riferimento, ci racconta una storia esemplare.

Come la storia di Deborah Ballesio, uccisa dal marito, mentre cantava in un karaoke, l’ultimo femminicidio di una lunga serie, che non riusciamo a bloccare. Chiediamoci almeno perché e se vogliamo veramente fermarla.

Dalia Bighinati

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