Lutto per il giovane militare di Occhiobello
Servizio del 29/07/2010 - Torneranno in Italia domani i corpi dei due militari italiani morti ieri in Afghanistan, mentre stavano disinnescando degli ordigni lungo la strada. A ucciderli è stata una bomba-trappola, pare infatti che, dopo un primo intervento di disinnesco, uno dei due militari abbia ordinato agli altri soldati presenti nell'area di allontanarsi. Un lutto che ha colpito anche la comunità di S. Maria Maddalena dove vivono i genitori e la sorella del primo maresciallo che guidava il gruppo di bonifica. Il primo maresciallo Mauro Gigli e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, rientreranno domani a Roma con un aereo militare che alle 9 è atteso a Ciampino. Domani pomeriggio, sempre a Roma, sarà allestita al Celio la camera ardente e subito dopo ci saranno i funerali nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Secondo la ricostruzione del ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ha riferito in aula al Senato sulle dinamiche dell'attentato, il capo del team di bonifica Gigli, dopo il primo intervento, ha fatto allontanare gli altri militari, per intervenire insieme all'altro specialista, il caporal maggiore capo De Cillis. Quest'accortezza, ha detto il ministro, ha evitato ulteriori danni ai nostri soldati. La famiglia di Mauro Gigli, è arrivata a S. Maria Maddalena nel 1986, nella frazione di Occhiobello per alcuni anni ha vissuto anche il primo maresciallo che apparteneva al 32esimo reggimento genio della Brigata Tridentina. Da qui si è poi trasferito seguendo la carriera militare, si era stabilito a Torino dove viveva con la moglie e i due figli. A S. Maria Maddalena, assieme ai genitori, è rimasta la sorella, mentre altri due fratelli maggiori si sono trasferiti nel nord Italia e all’estero. Questa mattina, il colonnello Donato del comando militare di Padova, è arrivato in via Marchesi per portare il cordoglio ai famigliari e accompagnarli a Roma. Il padre del maresciallo lo ha atteso con una foto del figlio in missione stretta tra le mani e mostrandogliela è soltanto riuscito a dire “Mauro era l’orgoglio della nostra famiglia”.
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