Ospedale Sant’Anna: “Legionella non contratta a Cona“

ospedale cona“Legionella non contratta in ospedale ma a casa del paziente”.

Questa la risposta della Direzione Generale del S.Anna sul caso della morte prematura del 70enne ferrarese.

L’Azienda Ospedaliero-Universitaria ribadisce anche la massima collaborazione e trasparenza amministrativa, anche nelle risposte date al Comitato Vittime della Pubblica Amministrazione, ha sottolineato il numero uno di via Aldo Moro, Tiziano Carradori.

“L’Istituto Superiore di Sanità ha accertato, mediante genotipizzazione, la corrispondenza del ceppo di legionella isolato dal paziente con il ceppo isolato nell’acqua di rete del domicilio del paziente stesso. Riposta data al Comitato vittime della pubblica amministrazione il 16 novembre 2017, due giorni dopo la loro richiesta di chiarimenti

Arriva puntuale la risposta di Tiziano Carradori, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Ferrara sulla questione legionella come possibile causa di morte del 70enne ferrarese, sostenuta dal Comitato vittime pubblica amministrazione”

“Al S.Anna su tutti i pazienti con sospetta polmonite effettua sempre la ricerca dell’Antigene per Legionella, per fare una diagnosi precoce ed impostare da subito l’eventuale trattamento antibiotico mirato del caso” continua Carradori

In caso di risultato positivo l’Azienda provvede, tramite il medico del Reparto, a compilare e inviare all’Ufficio Epidemiologico aziendale la Scheda Regionale di segnalazione di malattia infettiva e diffusiva. Questa viene trasmessa al Dipartimento di Sanità Pubblica dell’AUSL di Ferrara che esegue un indagine epidemiologica e coordina prelievi di materiale biologico sul paziente per l’invio all’Istituto Superiore di Sanità

La Legionella è ampiamente diffusa in natura, dove si trova principalmente associata alla presenza di acqua e va sottolineato con forza che la presenza di un serbatoio ambientale molto ampio, rende impossibile eliminare la Legionella da impianti idrici e aeraulici.

“Non si tratta, quindi, di eradicare un germe che, come detto, è ubiquitario, ma, più realisticamente, di mettere in atto un sistema coordinato di interventi al fine di tutelare la salute, in particolare delle persone con condizioni predisponenti alla malattia, conclude Carradori.

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