Presidente Regione Errani condannato, si dimette – LA VICENDA GIUDIZIARIA

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La Corte d’Appello di Bologna ha condannato a un anno il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, imputato per falso ideologico nel processo ‘Terremerse’. Condanne a un anno e due mesi anche per due dirigenti regionali.

“Mi dimetto e nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà. Ho sempre messo l’istituzione davanti ad ogni altra considerazione”. Lo ha detto il presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani dopo la sentenza emessa oggi dalla Corte d’appello di Bologna, annunciando ricorso in Cassazione e dicendosi innocente.

“E’ un momento di amarezza. Ma per prima cosa non parlo di me – ha detto Errano in una dichiarazione scritta – Parlo della Regione, perché il mio compito è tutelare l’istituzione, il suo onore, la realtà pulita e di esempio a tanti che è questa Emilia-Romagna. Ho sempre messo l’istituzione davanti ad ogni altra considerazione – a me stesso – e non cambio ora. Non si faccia nessuna confusione: quanto subisco io personalmente non diventi fango per l’istituzione. Per questo intendo rassegnare subito le mie dimissioni, e nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà lungo tutti questi anni. E la mia piena innocenza anche in questo fatto specifico. Piena innocenza”.

Regione Emilia Romagna“Dunque annuncio subito che presenterò ricorso affinché prevalga questa semplice verità – ha concluso Errani – Le mie dimissioni sono dunque puramente un gesto di responsabilità. Ad esse unisco il ringraziamento a collaboratori, istituzioni, organi dello Stato, forze sociali ed economiche, perché con tutti c’è stata una collaborazione significativa e costruttiva. A tutti, ancora grazie ed un augurio di buon lavoro”.

REGIONE VERSO ELEZIONI. Con le dimissioni di Vasco Errani, condannato per la vicenda Terremerse, la Regione Emilia-Romagna si avvia verso le elezioni. Lo prevede l’articolo 126, comma 3, della Costituzione. Le dimissioni volontarie del presidente della Regione, recita il comma, “comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio”.

In pole position per le candidature Pd (il toto-presidenza era già cominciato per l’intreccio con il congresso regionale del 5 ottobre) ci sono già Stefano Bonaccini, segretario regionale uscente e responsabile Enti locali nella segreteria di Matteo Renzi, e Daniele Manca, sindaco di Imola e presidente regionale dell’Anci, anche lui renziano della ‘seconda ora’. Poi, potrebbe correre l’ex sindaco di Forlì, Roberto Balzani, renziano da sempre. Ma se così fosse dovrebbe vedersela con Matteo Richetti, ora deputato, che da presidente dell’Assemblea regionale aveva fatto da apripista a Renzi prima di tutti in Emilia-Romagna, con lui sul palco alla seconda Leopolda a Firenze. Inoltre, nelle scorse settimane aveva fatto sentire la sua voce femminile l’attuale vice presidente della Giunta regionale, Simonetta Saliera, in quota Cuperlo alle scorse primarie.

LA VICENDA GIUDIZIARIA

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“Le sentenze non si commentano, si può solo dire che la Procura ha sempre lavorato con assoluta obiettività, serenità e rigore”. E’ il commento della Procura di Bologna, attraverso il procuratore aggiunto delegato ai rapporti con la stampa Valter Giovannini, alla sentenza di condanna della Corte di Appello per Vasco Errani e due dirigenti regionali. La Procura aveva impugnato le assoluzioni del Gup. Il ricorso fu firmato dal procuratore capo Roberto Alfonso e dal pm Antonella Scandellari.

E’ il processo collegato alla presunta truffa sul finanziamento da un milione alla coop agricola Terremerse presieduta nel 2006 dal fratello di Errani, Giovanni. La procura generale aveva chiesto condanne di due anni per Errani, due anni e due mesi per i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti, accusati questi due di concorso nel falso e favoreggiamento e tutti e tre assolti in primo grado.

Errani, per il quale la corte ha disposto la sospensione condizionale della pena, era finito indagato per una relazione che nel 2009 fu inviata alla Procura per dimostrare la regolarità dell’operato della Regione nella vicenda del finanziamento da un milione alla cooperativa agricola presieduta da Giovanni Errani (attualmente a processo in primo grado per truffa ai danni della stessa Regione) I due dirigenti – per l’accusa Errani li istigò a scrivere il documento per coprire irregolarità. In primo grado Errani era stato assolto dal Gup perché il fatto non sussiste, Terzini e Mazzotti perché il fatto non costituisce reato.

(ANSA)

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