Primarie PD Emilia Romagna: Bianchi verso il ritiro?

patrizio-bianchi-int-ppUltimi giorni per capire quali saranno i  candidati alle primarie del Pd dell’Emilia Romagna, che entro l’11 settembre dovrà ufficializzare la loro discesa in campo. Nei prossimi giorni potrebbe essere Patrizio Bianchi a sfilarsi dalla cinquina degli attuali candidati, ma l’economista, attuale assessore al Lavoro Formazione Università Ricerca intanto ha pubblicato sul proprio sito le linee di un possibile programma, di cui, in ogni caso, non si potrà non tenere conto nel dibattito politico all’interno del PD regionale.

03 bilancio regioneDopo il ritiro del sindaco di Imola, Daniele Manca, la cui candidatura sembrava legata ad una ampia  convergenza interna al  PD regionale sul suo nome – qualcuno lo aveva definito il candidato del partito dei sindaci – la discesa in campo  di Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, segretario regionale del Partito democratico,   potrebbe indurre Patrizio Bianchi, assessore regionale alla Formazione, Lavoro, Università, Ricerca, a ritirare la propria disponibilità a candidarsi.

Primo a decidere di concorrere attraverso le primarie alla scelta del candidato PD per le elezioni alla guida della Regione nel prossimo quinquennio, Patrizio Bianchi aveva precisato da subito la necessità di un deciso cambio di passo nel dibattito pre-elettorale.

La Regione, che uscirà dalle elezioni, aveva detto Bianchi ai microfoni di Telestense, non sarà semplicemente l’Emilia del “dopo – Errani”,ma una regione che avrà un ruolo pilota nel Paese su uno scenario profondamente diverso dal passato.

Un orizzonte europeo, un legame profondo con il cuore industriale dell’Unione , ma anche una riforma in fieri dell’assetto dello Stato: abolizione delle attuali Province, riforma del titolo V, una crisi economica di dimensioni storiche.

Di qui la necessità di un dibattito sulle cose e sul modo di governare, fin dalle primarie: “Il Mondo è cambiato. Lo Stato deve cambiare” scrive Bianchi, “dopo sette anni di crisi, quindici di Euro e venticinque anni dopo la caduta del Muro e di apertura dei mercati internazionali, la geografia reale dell’Europa è totalmente cambiata e una lettura unicamente attraverso la dimensione degli Stati nazionali non spiega più i problemi di trasformazione strutturale che si realizzano nella società e nell’economia europea.

Un grande territorio, una Regione intesa come insieme di relazioni umane, sociali, comunitarie, diviene più importante di prima; nell’Europa di oggi – Europa di Regioni – o si è al centro o si è fuori.  E nessuna mediazione nazionale può surrogare le capacità di iniziativa che i territori devono saper produrre.

In questa nuova dimensione si deve collocare l’Emilia-Romagna, che deve essere leader in Europa per permettere a tutto il Paese di non essere emarginato negli scenari globali. La riforma dello Stato proposta dal Governo Renzi può trovare in Emilia-Romagna la sua rapida ed effettiva realizzazione…”

Un richiamo forte  alla necessità di puntare su un pensiero innovativo, certamente su nuove energie, forse su una generazione nuova, che sappia pero essere anche classe di governo all’altezza delle sfide che si troverà ad affrontare.

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