Scuola: per terza media e maturità esami light, causa emergenza coronavirus

Come saranno gli esami di maturità e di terza media nell’emergenza imposta dal coronavirus?

Di oggi il decreto legge che ne stabilisce le modalità e che prevede per la maturità l’ammissione di tutti i 510mila aspiranti maturandi, saltando, ma già era noto, la partecipazione alle prove Invalsi in italiano, matematica, inglese e lo svolgimento delle ore minime di alternanza scuola-lavoro (che troverà comunque spazio in sede di colloquio).

Le modalità degli esami cambiano, dice il DL, a seconda che gli alunni rientrino in classe il 18 maggio o dopo o non rientrino affatto. Nel primo caso le prove rimarranno tre, due scritti e l’orale, con una novità importante per il secondo scritto, di indirizzo, che non sarà uguale di emanazione nazionale come, invece, il compito di italiano, ma verrà predisposto dalle singoli commissioni, tutte interne, con il Presidente come un unico membro esterno. Qualora si riapra dopo quella data o non si riapra affatto, l’esame consisterà solo nel colloquio, che potrebbe essere svolto anche a distanza. Ma a deciderlo sarà la ministra Azzolina. Prima prova il 17 giugno. A fine giugno la prova orale.

In una qualsiasi delle due formule, i maturandi dovranno raggiungere almeno il 60 come voto finale, che sarà frutto di un giudizio complessivo che non esclude a priori la bocciatura, e che dovrà tener conto anche delle valutazioni ottenute nella didattica a distanza di questi mesi.

Doppio scenario anche per la licenza media che quest’anno coinvolgerà 577mila alunni Qualora le attività didattiche ripartissero prima del 18 maggio l’esame finale perderà una o più prove (rispetto ai tre scritti e all’orale previsti ), senza ritorno in classe, l’esame salterà e al suo posto gli alunni dovranno presentare una “tesina” su cui la commissione esprimerà il voto finale.

Per gli altri 7 milioni di studenti senza esame la promozione sarà «per legge», con la possibilità di recuperare l’anno prossimo le eventuali insufficienze. Una scelta che vede diversi i problemi all’orizzonte. Primo fra tutti la contraddizione fra l’inizio delle scuole anticipato al 1° settembre per i recuperi e la scelta di rinviare al 15 settembre la chiusura delle immissioni in ruolo, con il rischio di avere ragazzi in classe e professori ancora in attesa di nomina.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera anche alle assunzioni chieste dal ministero dell’Istruzione per recuperare parte dei posti liberati nell’estate del 2019 da quota 100. si tratta di 4.500 insegnanti, vincitori di concorso o presenti nelle Graduatorie ad esaurimento, che non hanno potuto occupare questi posti lo scorso settembre perché non erano stati messi a disposizione.

Ancora incerto invece il futuro dei precari. Il ministero potrebbe infatti bandire subito i concorsi già autorizzati, dare 7 giorni al Consiglio superiore della pubblica istruzione per i pareri e farli svolgere a emergenza finita, mentre i sindacati non gradiscono un’accelerazione proprio durante l’emergenza e sperano in una selezione straordinaria per soli titoli e dunque.

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