Siccità, come intervenire. Il progetto dell’Aipo sul grande fiume – VIDEO

po secca siccitàSiccità, Bonaccini: “Emergenza a Parma e Piacenza”

In queste ore il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha convocato in Prefettura a Piacenza una riunione straordinaria dell’Osservatorio permanente del Distretto Padano per un punto della situazione sul problema siccità in Italia e sulle relative iniziative in campo sul fronte dell’emergenza e della programmazione.

Proprio ieri il Consiglio dei Ministri ha deliberato ha dichiarazione lo stato di emergenza. Intanto sentiamo da presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, quali sono le misure messe in campo contro la crisi idrica e l’emergenza siccità che hanno colpito alcuni territori della regione.

 

La siccità ed i problemi idrici di questi giorni riportano alla ribalda il tema degli interventi strutturali sul grande fiume. Si parla di bacinizzazione del Po ma anche di Po a corrente libera.

A discuterne i pro e i contro ci sono istituzioni pubbliche, organizzazioni e soggetti privati, associazioni ambientaliste ma anche il mondo della scienza.

 

Bacinizzazione del Po, ovvero l’inserimento lungo il corso del grande fiume di quattro/cinque barriere mobili che si possono aprire e chiudere a secondo delle esigenze. E’ il progetto inserito nello studio di fattibilità realizzato dall’Aipo per conto delle quattro regioni attraversate dal grande fiume. Uno studio cofinanziato dall’Unione Europa che mette nero su bianco le possibili interventi risolutivi del Po, anche a fini navigabili.

La bacinizzazione del Po, secondo i fautori del progetto, accumulando acqua a monte per gestirla quando ce n’è bisogno, potrebbe dare una risposta al problema della siccità, sia invernale sia estiva, che ciclicamente si ripropone. Ma cosa comporterebbe interrompere il deflusso del Po verso valle, trattenendone acqua e rallentandone il passaggio? A queste domande sta cercando di dare una risposta anche il mondo scientifico: “serve analizzare il rapporto tra costi e benefici, sia economici che ambientali, mettendo a fuoco bisogni e danni che si possono creare a medio e lungo termine”

Tuttavia la sistemazione idraulica del Po, senza la necessità di bacinizzazione era già stata tuttavia finanziata nel 2007 dal Cipe, successivamente cancellata per dare le risorse alla ricostruzione dell’Aquila per il post-sisma. Un progetto denominato ‘Valle del fiume Po’ che prevedeva micro-interventi, più leggeri e meno invasivi della bacinizzazione. Un progetto  simile a quello, sempre inserito nello studio di fattibilità, che parla di Po a ‘corrente libera’ in grado di preservarne il flusso naturale, regolando l’alveo di magra con interventi più leggeri e veloci

Sarà su questi due interventi che ora governo centrale e regioni dovranno scegliere, valutandone pro e contro, costi e benefici. Perché sull’asta del grande fiume si trova uno dei distretti agroalimentari più importante d’Europa, una produzione importante di energia idroelettrica nazionale, ed una richiesta in crescita per incentivare navigabilità commerciale e turistica. A valle del Po c’è invece un’economia legata all’acquacoltura: le attività produttive del Delta che, con una eventuale interruzione del deflusso delle acqua verso il mare, potrebbero essere a rischio. Ed infine ci sono Wwf e legambiente che con un documento spiegano come l’artificializzazione dei fiumi sia stata la causa di grandi catastrofi fluviali”

Antonella Vicenzi

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