Vinyloop, sindacati non firmano per cassa integrazione: “Puntare sul Centro di Ricerca” – VIDEO

Vinyloop, azienda dell’area ex Solvey che lo scorso anno ha registrato un passivo di 2 milioni di euro, chiede la cassa integrazione per i lavoratori.

Ma i sindacati compatti non firmano: “ A Ferrara bisogna continuare con il Centro di Ricerca e non trasformare l’impianto in un sito di produzione”.

di Antonella Vicenzi

“Non è mettendo in cassa integrazione 13 dipendenti per 13 settimane che si risolve la crisi di Vinyloop, bisogna invece continuare la ricerca rendendo possibile l’economia circolare, quindi ambientale”.

vinyloop

Stefano Mantovani – Femca Cisl Ferrara; Fausto Chiarioni – Filctem Cigl Ferrara; Vittorio Caleffi – Uiltec Uil Ferrara

Si presentano con un fronte compatto le tre segreterie territoriali della chimica aderenti a Cgil, Cisl e Uil in merito alla crisi che ha colpito la Vinyloop di Ferrara ma sopratutto per spiegare le ragioni del no alla richiesta della Cig da parte dell’azienda.

L’impianto di riciclo del Pvc di via Marconi, che produce teloni per gazebi e cavi elettrici, lo scorso anno ha chiuso il bilancio con un passivo di due milioni di euro. Per il 2017 l’obbiettivo è di diminuire il passivo a 1,450 mln di euro. “Ma il problema, spiegano i sindacati, è che non ci riusciranno”

Tutto parte dalla decisione presa dall’Unione Europea di definire tossico un plastificante base (il Dehp) nocivo per i paesi del vecchio continente e quindi da eliminare nell’arco di 4 anni. Decisione che ha portato alla riduzione delle vendite proprio quando Vinyloop, con l’ingresso in società dell’inglese Ineos al posto di Solvey, aveva cambiato il piano industriale, trasformando l’impianto di Ferrara da Centro di Ricerca, in centro di produzione.

Il gruppo societario è di proprietà anglo-francese: ma se i primi, proprietari del 60% puntano sulla produzione di pvc, i francesi del gruppo Ferrarì, che ne detengono il 40%, puntano sì a produrre plastica, ma per poi riciclarla e quindi smaltirla. Due politiche industriali insomma incompatibili. Ma per i sindacati a sbagliare è Ineos perché l’impianto di Ferrara “non ha le caratteristiche per essere produttivo (dovrebbe essere cento volte più grande) ma solo per essere solo Centro di Ricerca. “Inoltre, continuano i sindacati, gli ftalati (il Dehp) sono presenti nel Pvc che si può importare tranquillamente dalla Cina. E se Ineos continua a produrre Pvc, senza essere in grado di smaltirlo, si rimane solamente un produttore di rifiuti” concludono i sindacati che chiedono, anche attraverso incentivi sulla fiscalità, l’individuazione di altri soci che possano essere interessati al progetto legato al Centro di Ricerca di Ferrara”.

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