18 ottobre, XVI Giornata Europea contro la tratta di esseri umani

Io sono Joy

Il grido della libertà

Vivono in  appartamenti anonimi dentro palazzoni a più piani nelle periferie delle città italiane, grandi e piccole. Meglio non dare nell’occhio, perché la loro vita di ex schiave del sesso  sottratte ai loro sfruttatori dalle forze dell’ordine o da associazioni che combattono il traffico di esseri umani , le espone al rischio di essere riportate sulla strada o di avere una sorte anche peggiore.

Hanno alle spalle storie di straordinaria violenza e la disperazione di chi si è sentito solo e senza via di scampo.

Sono le schiave del nostro tempo, arrivano in Italia e in Europa dopo essere state ingannate. Hanno affrontato un viaggio nato dalla speranza di una vita migliore, di un lavoro necessario ad aiutare la famiglia al loro Paese. In Italia si trovano costrette a prostituirsi, in balia di uomini e donne senza scrupoli, violenti, che della prostituzione  coatta hanno fatto un business.

Anche Joy è partita da Benin city per inseguire il suo sogno di fuga dalla povertà, ma si è trovata molto presto in un inferno popolato da esseri diabolici.

Non più persona, ma merce in vendita. Con un debito da pagare pari al costo del viaggio, più una miriade di altri balzelli da cui è difficile liberarsi.

Una vera e propria discesa agli inferi. Dalla savana africana, attraversata su camion e motorini, guidati dagli uomini delle bande di trafficanti, ai custodi dei lager libici. Ad ogni tappa l’incontro con nuove violenze. Davanti agli occhi la morte delle compagne e dei compagni di sventura. Sempre più lontano il miraggio di raggiungere l’Italia, che, resta, comunque, l’unica ragione che le tiene in vita.

In un libro scritto a 4 mani dal titolo “Io sono Joy” (1) la ragazza, partita da  Benin city a ventitre anni ha raccontato il suo calvario.

La storia di Joy è una storia a lieto fine. Lei ha trovato il coraggio di ribellarsi, ha incontrato persone amiche, è  stata portata dagli agenti di  polizia, che ne hanno raccolto la testimonianza, a Caserta, dove dal 1995 le suore Orsoline del Sacro cuore di Maria hanno aperto Casa  Rut (2).  Un casa rifugio che la sua fondatrice suor Rita Giaretta, delle Orsoline del Sacro cuore di Maria, con alcune consorelle ha trasformato in un grande centro di accoglienza, dove le ragazze sottratte alla tratta sono accolte con rispetto, senza essere mai giudicate.

Qui le  ragazze, che riescono a sottrarsi alla violenza di chi le sfrutta e le priva perfino del nome, trovano il calore di una famiglia, tornano a sperare, imparano un lavoro, si riprendono la dignità che spetta di diritto ad ogni essere umano.

Come ha proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata il 10 dicembre 1948, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, all’Articolo 1 “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Dalia Bighinati

 

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