2012-2022: a dieci anni dal sisma come siamo messi con la prevenzione?

Il decennale del terremoto del 20 maggio 2012  ha portato al centro dell’attenzione due temi, da un lato la ricostruzione, un processo che ha visto in Emilia una velocità di recupero straordinaria delle attività economiche  mandate in tilt dal sisma, lungo la via Emilia, una delle aree più densamente popolate e produttive dell’intero Paese. Dall’altro il tema della sicurezza. Con una domanda fra tutte: quanto e’ aumentata la sicurezza dei nostri edifici rispetto a 10 anni fa? Il terremoto del 2012 sorprese i ferraresi che credevano di essere in una zona franca rispetto ai fenomeni sismici cui è altamente esposta l’Italia. Risale a quell’evento catastrofico la scoperta che non è così, l’Emilia nella mappatura della pericolosità sismica, ha una posizione che richiede attenzione e quindi misure di prevenzione.

Fare prevenzione in ambito sismico significa costruire e adeguare gli edifici pubblici e privati, monumentali, industriali, agricoli, e soprattutto di importanza strategica, come scuole, ospedali, luoghi della Giustizia, della Difesa e della pubblica amministrazione, alle normative della sicurezza sismica. I terremoti non si possono prevedere, non almeno come vorremmo, cioè con una approssimazione di tempi ridottissimi rispetto all’evento, ma si possono ridurre gli effetti devastanti che provocano, laddove il territorio è più vulnerabile, cioè meno preparato a resistere alle forze che si scatenano nel sottosuolo.

La tavola rotonda promossa dal Master in Giornalismo e Comunicazione istituzionale della Scienza dell’Università di Ferrara partiva da questa domanda: “A dieci anni di distanza dal terremoto, quanto la consapevolezza dei ferraresi ha prodotto in termini di una maggiore sicurezza sismica dei nostri edifici?

Nella società definita del rischio da molti sociologi, quanto siamo stati pronti  in questi anni di “pace sismica” ad investire sulla sicurezza delle nostre case? gli edifici in cui viviamo noi privati cittadini?

Il sisma bonus messo a disposizione dal governo nel 2020 è stato utilizzato? E in che misura?

Se, come sembra dai primi dati,  non ha avuto troppa presa sui cittadini,  ci sarebbe da chiedersi perché. Colpa della complessità della normativa, colpa di una insufficiente informazione? O c’è un difetto nella cultura della sicurezza che riguarda l’intero Paese  su molti fronti, come ci mostra quasi quotidianamente la cronaca drammatica degli incidenti sul lavoro?

Come invertire il trend? E a chi tocca assumere iniziative al riguardo? Basta l’informazione dei media, che, pure, diciamolo, è a spot e niente affatto sistematica o Serve l’assunzione di responsabilità della politica con azioni che creino davvero un cambio di rotta,  di atmosfera culturale, di coscienza collettiva

Gli anniversari delle catastrofi servono anche a questo: a porci le domande che riguardano il nostro futuro e a riflettere sui nostri comportamenti sociali e individuali. Vale per i cambiamenti climatici, per la sicurezza sul lavoro, per la prevenzione del rischio sismico.

Dalia Bighinati

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