Il momento di cambiare…

Ha cambiato per alcuni mesi il nostro modo di vivere, ma ora, a lockdown concluso, ci accorgiamo che tornare alle abitudini del passato non ci convince.

E’ cambiato, come avevamo immaginato, il nostro approccio alla realtà, prima di tutto la scelta del tempo da dedicare alle persone e alle attività che scandiscono le nostre giornate.

Sono cambiati i nostri bisogni, la percezione che abbiamo di noi, la consapevolezza che non ci sono infinite possibilità di scegliere chi essere, la scoperta che in noi c’è una identità profonda, con cui abbiamo ripreso i contatti e con cui dovremo fare i conti.

E’ da qui che molti di noi hanno deciso di ripartire. I dati delle ricerche di mercato ci dicono che finita la paura del contagio,  continua il crollo dei consumi, bar e ristoranti lamentano che lo smart working ha decimato la clientela abituale, tant’è che gli spazi, benchè ridotti per il distanziamento fisico, sono più che sufficienti, anzi, esuberanti.

In giro ci sono certamente meno soldi per chi aveva già difficoltà, purtroppo,  ad arrivare a fine mese, ma i risparmi degli altri sono cresciuti e sembra che non sia la paura dell’ondata di ritorno del coronavirus a bloccare le persone,  ma l’avere sperimentato uno stile di vita meno frenetico e modaiolo, che in molti hanno imparato ad apprezzare

Si va meno al bar, al ristorante, a fare shopping, si sta piu volentieri in casa, dove, nonostante le poche stanze, si sono riscoperte possibilità di dialogo in famiglia.

Il lavoro a casa e la didattica a distanza hanno aperto nuove modalità di relazione con i colleghi, i compagni, il capo, le materia di studio, i professori e gli studenti.

Comprare on line ha ridotto la compulsività dello shopping, il meeting fuori città è raggiungibile senz’auto, idem i musei, le mostre, le città lontane dove abitano i nostri amici.

Siamo diventati meno ingenui e sensibili di fronte alla insinuante pubblicità del web. A forza di essere profilati, abbiamo carpito i segreti del marketing, ne abbiamo compreso le logiche, siamo sulla buona strada per difenderci dalle trappole del web.

Oggi, dedicando più tempo alla cucina, abbiamo capito sulla nostra “pancia”  perchè una buona parte del nostro star bene quotidiano parta proprio dal piatto.

Tutto ciò sta mettendo a dura prova la nostra economia basata sul consumo effimero di prodotti usa e getta, di alimenti bell’e pronti, di cui non riusciamo a leggere per troppa fretta le etichette indecifrabili: sigle astruse e caratteri in miniatura.

Ci capita sempre più spesso di essere infastiditi dall’idea di una produzione senza fine di ciò che non migliorerà le nostre città, né le nostre strade, non  renderà più sicuri i nostri ponti e non ci darà alimenti più sani prodotti in un ambiente meno inquinato da additivi chimici utilizzati per produrre sempre di più con il massimo profitto.

Siamo arrivati a pensare che i nostri figli, spesso plurilaureati, debbano sperare di diventare non solo star del web, guru del marketing, veline in TV o influencer su you tube, assoldati dalle solite potentissime griffe planetarie, ma abbiano il diritto di mettere i loro studi e le loro competenza al servizio di professioni e mestieri socialmente indispensabili. A partire da quelle sanitarie, che abbiamo visto all’opera nella pandemia, medici, infermieri, operatori della sanità, dei servizi cimiteriali, e dell’igiene pubblica. Ricercatori scientifici al servizio del bene pubblico, non solo del profitto privato, geologi, urbanisti e costruttori in grado di riprogettare la sicurezza delle nostre case, delle città,  dei piccoli borghi abbarbicati alle montagne, tecnici della salute dell’ambiente,  esperti idraulici in grado di ottimizzare le nostre risorse idriche, insegnanti di scuole in grado di elevare la cultura del Paese, educatori in grado di entusiasmare i loro discenti, in presenza e a distanza.

Miracoli del lockdown? No di certo.

Ma ho la sensazione e, naturalmente, la speranza, che i tre mesi passati al rallentatore abbiano contribuito a farci pensare in autonomia. Ci abbiano aperto gli occhi.

One Comment

  1. Anna Maria Visser says:

    Cara Dalia, complimenti. Hai tratteggiato con intelligenza ed efficacia la situazione che stiamo vivendo e che se proseguirà in questo modo scardinerà molti paradigmi della nostra vita quotidiana. Un saluto

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