Referendum 2020: quesito e obiettivi della legge di revisione Costituzionale

La proposta di legge costituzionale approvata dalla Camera dei deputati, nella seduta dell’8 ottobre 2019, in seconda deliberazione con 553,voti favorevoli  14 contrari, 2 astenuti su 569 presenti e 567 votanti, prevede una drastica riduzione del numero dei parlamentari, che passerebbero  dagli attuali 630 deputati a 400  e dagli attuali 315 senatori a 200.  Ma quali sono gli obiettivi del testo di legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019 e sottoposto al referendum confermativo del 20 e 21 settembre prossimi e quale il quesito al quale gli elettori dovranno rispondere con un si o con un no?

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente”Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n.240 del 12 ottobre 2019?» questo il quesito del referendum confermativo su cui gli elettori dovranno esprimersi con un si, per confermare la riduzione prevista dalla legge, o con un no per negarne la riduzione, andando alle urne il 20 e 21 settembre prossimi.

L’obiettivo della legge è duplice secondo i proponenti: da un lato favorire un miglioramento del processo decisionale delle Camere per renderle più capaci di rispondere alle esigenze dei cittadini e dall’altro ridurre il costo della politica (con un risparmio stimato di circa 500 milioni di euro in una Legislatura).

La riforma consentirebbe, in caso di conferma della legge di revisione costituzionale,  all’Italia di allinearsi al resto d’Europa, il nostro è infatti il Paese con il numero più alto di parlamentari direttamente eletti dal popolo (945 eletti in Parlamento), seguito da Germania (con circa 700 parlamentari), Gran Bretagna (650) e Francia (poco meno di 600).

E’, invece, al 23° posto nella graduatoria dei 27 Paesi dell’Unione europea, senza includere nel calcolo i senatori a vita, per numero di parlamentari eletti ogni 100.000 abitanti, che nel nostro Paese sono – secondo uno studio svolto dal Senato nel 2013 – 1,6.

L’Italia si colloca, così,  dietro Danimarca tredicesima con 3,2 parlamentari ogni centomila abitanti, Regno Unito (al diciannovesimo posto con 2,2 parlamentari), seguito da Francia, ventiquattresima (1,4), Spagna e Olanda (con 1,3) mentre la Germania è “ultima” con meno di un parlamentare (0,9) ogni 100.000 abitanti.

La riduzione del numero dei parlamentari entrerebbe in vigore dall’inizio della prossima Legislatura e richiederebbe un modesto adeguamento della legislazione elettorale senza  alterare il sistema elettorale vigente.

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