Dacci oggi il nostro miele quotidiano…


Le api muoiono, avvelenate dai pesticidi. L’appello di Greenpeace Italia non lascia dubbi. Le api sono insetti preziosi non solo per la produzione del miele, ma per l’impollinazione di una miriade di vegetali. “Se il numero di api continuerà a diminuire, nel giro di pochi anni non potremo più godere di alimenti come la frutta, le verdure e gli ortaggi, scrive sul proprio sito Greenpeace, né latte, yogurt, burro e formaggi freschi”.  Con l’impollinazione le api, infatti, assicurano la riproduzione delle piante di cui si cibano uomini e animali.

Che il pianeta sia ammalato e ci mandi continui segnali d’allarme lo vediamo tutti. Trombe d’aria, alluvioni, piogge tropicali alle nostre latitudini, petroliere fatiscenti che attraversano gli oceani perdendosi il petrolio per strada, foreste abbattute per far posto ad allevamenti intensivi, aree verdi del pianeta interamente distrutte dal fuoco…e via così.

Eppure non basta. Non basta perché ci siamo talmente avvitati nel sistema di vita che produce questi disastri, da non riuscire più a liberarcene. Ogni azione in questo senso è lentissima. Soprattutto quando a pagare le conseguenze di questi danni sono altri, soprattutto i Paesi più poveri. Almeno nell’immediato.

Occorre allora lavorare su ciò che ci tocca da vicino. E nulla ci è più vicino del cibo quotidiano. Dobbiamo agire anche sull’educazione dei bambini, perché conoscano il mondo in cui vivono e imparino a rispettarne le creature e le leggi.

Per questo oggi parto dalle api, dalla scoperta di ciò che rischia di farle scomparire dal nostro ecosistema, della ottusità e lentezza con cui si sono presi e si stanno prendendo provvedimenti per evitarne l’estinzione.

Quanti fra giovani e vecchi conoscono le cause della loro moria? Quanti ne conoscono le possibili conseguenze? Ma che ci importa delle api, mi sembra di sentirmi dire, i nostri problemi sono ben altri.

Ecco, qui sta l’equivoco. Ed è tutto fondato sull’ignoranza.

Nel 2017 per sensibilizzare gli umani al ruolo delle api in agricoltura, fonte della nostra alimentazione,  è stata istituita la Giornata mondiale delle api, che cade il 20 maggio maggio perché  coincide con la data di nascita di Anton Janša (1734-1773), che nel XVIII secolo fu un pioniere delle tecniche di apicoltura moderne nel suo paese natale, la Slovenia, un paese che ha promosso la celebrazione e ha riconosciuto questi insetti per la loro capacità di lavorare richiedendoci  pochissima attenzione. Una giornata che dovrebbe indurci a conoscere l’’importanza degli impollinatori, il loro contributo allo sviluppo sostenibile. Le api e altri impollinatori, come farfalle, pipistrelli e colibrì, infatti, consentono a molte piante di riprodursi. Fra queste numerose colture alimentari

Api vuol dire miele, cera, pollini, frutti e verdure che arrivano sulle nostre tavole, ma anche formaggi, uova, fiori, piante …

Ma se sono tanto necessarie alla nostra vita, chi è che le vuole morte?

Ecco, qui sta il busillis: a causarne la morte siamo sempre noi, noi che le alleviamo per sfruttarne l’opera, noi che facciamo affari grazie a loro, ci alimentiamo dei loro prodotti e in qualche caso impariamo da loro regole elementari di convivenza.

Non è un mistero per nessuno, che l’agricoltura tradizionale vive di pesticidi. Il loro uso è in genere controllato da autorità internazionali, che, tuttavia, reagiscono con estrema lentezza ad ogni allarme.

Per la moria pluridecennale delle api sotto accusa in primo luogo, insieme ai pesticidi e agli insetticidi, sono le parassitosi, la perdita di habitat dovuta alla cementificazione, le attività industriali umane, il fatto che rasiamo a zero i prati, e che l’agricoltura coltivando solo monocolture, non lascia spazio a piante e fiori selvatici, nutrimento delle api.

Fra gli insetticidi, i neonicotinoidi sono sotto accusa da anni per il loro effetto su olfatto, memoria e senso dell’orientamento delle api.

La buona notizia, oggi,  è che dopo circa 15 anni di segnalazioni  finalmente nel 2018 sono stati messi fuori legge dall’UE.

Per Greenpeace, però, non basta, e ne chiede al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva!”

Salviamo le api, salviamo il mondo.

Ma non è tutto! l’Unione Europea lancia anche per noi umani l’allarme neo-nicotinoidi:  “possono alterare, dice l’Autorità europea per la Sicurezza Alimentare, il sistema nervoso umano in via di sviluppo”. Che fare?

Chiedere a Greenpeace un S.O.S. per sottrarre anche noi umani ai neo-nicotinoidi?

Abbiamo vie di uscita o siamo in un circolo chiuso? Senza i pesticidi e i fitofarmaci l’agricoltura odierna potrebbe sopravvivere? Quanti residui chimici oggi arrivano sulla nostra tavola?

E’ di questi giorni l’allarme di Coldiretti sui peperoncini piccanti della Repubblica Dominicana e dell’India, sulle bacche di goji provenienti dalla Cina ed il riso del Pakistan, tutti ai primi posti della “black list dei cibi più contaminati” presentata dall’associazione dei produttori agricoli sulla base dei rapporti dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa).

Va benissimo puntare il dito su ciò che viene dall’estero e ci danneggia, ma forse è importante sapere che l’Italia è il maggior consumatore di pesticidi in Europa (dato Ispra 2015) e il secondo maggior esportatore di prodotti pesticidi vietati in Europa. (continua)

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