Università italiane: 7 Rettrici, 77 Rettori.

Sebbene le studentesse iscritte nelle università italiane siano da tempo più numerose degli studenti, in tutta Italia sono soltanto sette, con la neo eletta rettrice di Unife , Laura Ramaciotti, forse la più giovane fra le rettrici in carica, le donne alla guida delle Università italiane.

Sette rettrici a fronte di settantasette rettori: un dato  inquietante dal punto di vista del divario di genere, che non stupisce se si pensa che  l’elezione della prima rettrice nella lunga storia dell’università italiana, risale al 1992, quando la professoressa  Bianca Maria Tedeschini Lalli fu nominata (poi riconfermata per un secondo mandato) alla guida del neonato ateneo di Roma Tre.

Quanto ai settori scientifici di appartenenza, fra le sette rettrici, si contano tre Economiste, con varie specializzazioni, Una docente di Medicina, una Farmacologa, una docente di Psicologia sociale e  una docente di Lingua cinese classica.

Tutte sono alla guida di atenei del Centro Nord, dall’ Università della Valle D’Aosta,  a Venezia, Cà Foscari, da Milano Bicocca alla  Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dall’università di Cagliari all’ Università per stranieri di Perugia, a La Sapienza di Roma, a Unife.

Non va molto meglio in Europa. Il rapporto SheFigures 2018, pubblicato dalla Commissione europea, sottolinea che, “in tutta Europa, nelle istituzioni di ricerca le donne subiscono condizioni di lavoro più precarie degli uomini, sono meno pagate, faticano a raggiungere posizioni apicali nella carriera, a essere riconosciute come autrici di invenzioni brevettabili e persino a trovare fondi per le loro ricerche, mentre nel 2020 la Commissione europea A new era for R&I – COM(2020)628,  ha precisato come, nonostante la continua attenzione alle politiche di parità nel settore ricerca e innovazione da parte delle istituzioni europee, solo il 24% delle posizioni apicali nel settore dell’alta educazione siano occupate da donne.”

Un allarme che in Italia ha indotto la CRUI, Conferenza rettori università italiane , a istituire nel 2018 una Commissione per la parità di genere, che ha già dato i primi risultati: è triplicato, infatti, in questi tre anni il numero di atenei che hanno adottato un bilancio di genere, si moltiplicano iniziative volte a un uso più consapevole del linguaggio e nell’ultima finanziaria sono stati introdotti meccanismi che premiano gli atenei più virtuosi nell’attivazione di corsi di studio sulle questioni di genere.

Risultato immagine per Gender equality strategy 2020

Da sottolineare l’impegno della Commissione europea, che da anni supporta le istituzioni di ricerca impegnate ad attuare politiche di genere con appositi programmi e che, nel presentare la Gender equality strategy 2020-2025, ha sottolineato la necessità che le istituzioni della ricerca sviluppino modelli inclusivi, ponendo espressamente l’adozione di gender equality plans come condizione necessaria per l’accesso ai fondi di ricerca, a partire dal 2021                                                                                                              .Risultato immagine per Gender equality strategy 2020

 

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