Parità di genere e lavoro delle donne

Il lavoro è il tasto più importante e delicato su cui fare leva quando si parla di parità di genere. Per il presidente del Consiglio, che sostiene l’urgenza di un mondo più equo, politica e aziende pubbliche e private devono mettersi assieme per dare uno scossone al Paese e realizzare parità di diritti nel mercato del lavoro e in primis in azienda.

Senza lavoro non c’è autonomia e questo lo sanno bene le donne, che tuttavia continuano ad essere minoritarie nel mercato del lavoro.

Eppure nel Paese non solo sono loro le più numerose, ma nell’ambito dell’istruzione sono anche le più istruite sono il 56% del totale dei laureati e il 59,3% degli iscritti a dottorati di ricerca, specializzazioni e master. Ma non nelle materie tecnologiche è l’obiezione , quindi molto meno utilizzabili nelle aziende sempre più tecnologiche del futuro.

Obiezione fondata, ma perché le donne si tengono in genere alla larga da scienza e tecnologia? Perché si è fatto loro credere di non essere all’altezza. Non averne la stoffa.

Un po’ come quando si dice che i maschi non sono adatti a prendersi cura dei figli o della famiglia, perché incapaci di tenerezza.

Sono gli stereotipi più diffusi su cui si basa la cultura in cui siamo immersi, ereditata da secoli di patriarcato ideologico. Una cultura della discriminazione.

Tabù millenari difficili da sradicare anche quando le leggi vanno in un’altra direzione. E’ più facile, infatti, cambiare le leggi che cambiare i modellli culturali in cui siamo immersi.

Il PNRR ha come clausola vincolante per l’erogazione dei fondi europei all’Italia, ma come può sperare di realizzare la parità dei diritti nel mondo del lavoro, se si parte da questa chiusura delle mentalità corrente?.

Chi ha redatto il Piano sa bene , però, che per avviare i processi di trasformazione culturale le leggi sono fondamentali. E’ il caso della norma sul rapporto biennale sulla parità in azienda Entro il 30 settembre di quest’anno le aziende pubbliche e private con oltre 50 dipendenti devono redigere un rapporto biennale sulla situazione del personale maschile e femminile, come stabilito da un decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, pubblicato in Gazzetta Ufficiale sabato 28 maggio, che dà attuazione a quanto previsto nell’art. 46 del D.lgs 198/2006, il cosiddetto “codice delle pari opportunità”.

Rapporto che si può già compilare dal 23 giugno. Sullo stesso piano la certificazione della parità di genere in azienda che si potrà chiedere a partire da fine anno il cui obiettivo è incentivare le imprese ad adottare politiche che favoriscano l’occupazione femminile, ad esempio garantendo giuste opportunità di carriera, parità salariale e tutele della genitorialità. Per gli imprenditori e le imprenditrici che otterranno la certificazione saranno previsti incentivi di natura fiscale e in materia di appalti pubblici, per i quali sono già stati stanziati, con la legge di bilancio, 50 milioni all’annoScaturiti entrambi dal pnrr.

Sarà quindi assolutamente importante che anche i progetti PNRR si attengano ai vincolo della parità di genere: un vincolo che dice chiaramente che non è solo per un fatto di equità che si deve perseguire la parità dei diritti, ma perché il Paese ha bisogno dei talenti femminili, delle abilità multitasking delle donne, della loro sensibilità e versatilità. Sono mediamente meno informatizzate degli uomini? Nessuna paura: se sarà data loro la possibilità di formarsi, dai livelli essenziali fino ad arrivare alle più alte competenze, non se ne lasceranno sfuggire l’occasione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.