500 anni fa moriva a Ferrara Lucrezia Borgia: donna controversa, ma ricca di fascino, figura storica entrata nel mito.

Sono diversi i comitati istituiti per celebrare il 500nario della morte di Lucrezia Borgia, alcuni con un intero anno di eventi, come nel Sud a Bisceglie, dove l’Associazione Osservatorio Nazionale “Duchessa Lucrezia Borgia” ha dedicato a Lucrezia Borgia anche un premio. Nel Nord, invece ,è Modena, città estense per circa cinque secoli, fino all’Unità d’Italia, salvo brevi interruzioni, che dedica alla duchessa estense le  numerose  iniziative previste per un anno di celebrazioni.

Dopo il successo dei 4 eventi organizzati a partire dal 2018 per rendere omaggio al ricordo storico della mitica duchessa, l’Associazione Osservatorio Nazionale “Duchessa Lucrezia Borgia”, ha programmato oggi a Bisceglie per le due storiche ricorrenze dei 500 anni dalla morte della duchessa e i 500 anni dalla fondazione del Monastero Chiesa di San Luigi, con il Patrocinio della città di Bisceglie e della città di Ferrara e con la partecipazione di vari Enti, compresa la Regione Puglia Cultura e Turismo, un concerto per flauto, pianoforte e archi proprio all’interno della Chiesa di San Luigi, eseguito da illustri maestri e preceduto da una lectio magistralis di un illustre storico biscegliese, il prof. Luigi Palmiotti. Di Bisceglie Lucrezia Borgia divenne duchessa, andando in sposa, dopo le prime nozze poi annullate con un giovane Sforza duca di Pesaro, ad Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli , matrimonio con cui Alessandro VI Borgia padre di Lucrezia e pontefice, volle stringere un’ alleanza con la potente dinastia spagnola.
Passata alla storia e al mito, non solo come figlia illegittima di un papa, ma come donna dai costumi estremamente liberi, accusata di incesto, venefici e tradimenti, almeno per tutta la prima parte della sua vita, Lucrezia Borgia, sposando Alfonso I d’Este, suo terzo marito, dopo essere arrivata a Ferrara con questa dubbia famma, ebbe modo di far ricredere la corte estense e i signori che la frequentavano con i suoi nobili comportamenti, la raffinata cultura di cui diede prova e una ineccepibile condotta di vita.
Perfetta castellana rinascimentale, acquistò la fama di abile politica e accorta diplomatica, tanto che il marito arrivò ad affidarle la conduzione politica e amministrativa del ducato quando doveva assentarsi da Ferrara. Fu anche un’attiva mecenate, accogliendo a corte poeti e umanisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi.
Dal 1512, per le sventure che colpirono lei e la casa ferrarese, Lucrezia iniziò a indossare il cilicio, s’iscrisse al Terz’ordine francescano, si legò ai seguaci di San Bernardino da Siena e di Santa Caterina e fondò il Monte di Pietà di Ferrara per soccorrere i poveri. Morì nel 1519, a trentanove anni, per complicazioni dovute ad un parto.
Ma se alla corte estense Lucrezia aveva fatto dimenticare la sua origine di figlia illegittima del pontefice, i suoi due falliti matrimoni e tutto il suo passato burrascoso e si era fatta ben volere sia dalla nuova famiglia sia dalla popolazione ferrarese, la storiografia successiva, la letteratura e l’arte non dimenticarono, anzi in molti casi raforzarono il mito della donna fatale, bellissima e perversa.
Un clichè negativo da cui la nobile duchessa estense è stata liberata solo da una più recente storiografia, e in particolare da alcune biografie a lei dedicate, come quella di Maria Bellonci, che di Lei disse che aveva un unico peccato, “quello di appartenere alla famiglia Borgia”.

 

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