55ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali: l’allarme di Papa Francesco

papa francescoNella comunicazione nulla può mai completamente sostituire il vedere di persona. Alcune cose si possono imparare solo facendone esperienza. Non si comunica, infatti, solo con le parole, ma con gli occhi, con il tono della voce, con i gesti”. Così il Papa nel messaggio per la 55ª Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali.

 

Il pontefice, che alla comunicazione ha prestato sempre molta attenzione, anche in questa 55° giornata dedicata alle Comunicazioni sociali, non manca di lanciare un messaggio ai fedeli e in particolare ai professionisti e operatori della informazione, .

Punto di partenza la necessità di pensare che chi comunica non lo fa per sè, ma si rivolge ad un ascoltatore, che merita attenzione, verità, rispetto, valori che contrastano con “ Tanta eloquenza vuota – dice Bergoglio – che abbonda nel nostro tempo  in ogni ambito della vita pubblica, nel commercio come nella politica”.

Paolo di Tarso, da grande comunicatore qual era, oggi  si sarebbe certamente servito della posta elettronica e dei messaggi social; ma furono la sua fede, la sua speranza e la sua carità a impressionare, continua Francesco,  i contemporanei che lo sentirono predicare ed ebbero la fortuna di passare del tempo con lui, di vederlo durante un’assemblea o in un colloquio individuale”.

Di qui  “la sfida” di Bergoglio,  a  comunicare “incontrando le persone,  dove e come sono”.

Come è necessario, aggiunge il Papa nel suo messaggio,  non accontentarsi di riferire la verità per sentito dire o avere letto, magari senza le necessarie verifiche del valore di ciò che si legge,  ma “mettersi in movimento, andare a vedere, stare con le persone, ascoltarle, raccogliere le suggestioni della realtà, che sempre ci sorprenderà in qualche suo aspetto”. Una esortazione che dovrebbe valere nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione ordinaria della Chiesa come nella comunicazione politica o sociale”

Sul tema dell’informazione, il Pontefice lancia un allarme che chi opera in questo mondo avverte già da tempo : “La crisi dell’editoria rischia di portare a un’informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più ‘consumare le suole delle scarpe’, senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni. Se non ci apriamo all’incontro – osserva il Pontefice -, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi”.

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