7 aprile 1994 – 7 aprile 2022: Genocidio Ruanda. Giornata della memoria

Potrebbe essere un'immagine raffigurante testoIDal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Ruanda il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati, per mano dell’esercito regolare e di milizie paramilitari. In soli 100 giorni perdono la vita circa un milione di persone, uccise soprattutto con machete, asce, lance, mazze. Il movente fondamentale è l’odio razziale verso la minoranza tutsi, che aveva costituito l’élite sociale e culturale del Paese: un odio fomentato ad arte dai mezzi di comunicazione di massa. Odio armato come sempre da potenze straniere.

Le cause del genocidio affondano nella storia coloniale del Paese, in cui  prima del dominio tedesco, poi belga convivevano senza troppi conflitti tre gruppi etnici Tutsi, Hutu e Twa , accomunati da uguale lingua, religione e cultura.
Basandosi sulle teorie fisiognomiche ottocentesche, i Belgi si appoggiarono, nello sfruttamento coloniale, ai Tutsi, che, alti, magri, dalla carnagione chiara, erano più simili agli europei, e ritenuti per questo più adatti a compiti amministrativi a supporto del governo coloniale belga.

“Nel 1933 i belgi inseriranno l’indicazione dell’etnia sui documenti di identità ruandesi. L’appoggio belga ai Tutsi termina negli anni ’50, a seguito del malcontento provocato dallo sfruttamento coloniale, che porta gli hutu a ribellarsi ai tutsi e i tutsi a progettare l’indipendenza del Paese dal Belgio”.

Da qui una serie di conflitti fra le due etnie che vedono i Belgi appoggiare la rivolta degli Hutu alla supremazia Tutsi.

Fonte: https://it.gariwo.net/educazione/approfondimenti/genocidio-ruanda-3498.htmlPaese dal Belgio. I colonizzatori.”

“La pianificazione vera e propria del genocidio ha inizio nel 1993. Vengono creati e armati gli interahamwe, “quelli che lavorano insieme”, milizie hutu irregolari; vengono redatte liste di esponenti tutsi da uccidere; vengono acquistati in Cina, attraverso la ditta Chillington di Kigali, i machete; viene lanciata “Radio Machete”, la Radio Televisione Libera delle Mille Colline, per coordinare e incitare gli hutu a “completare il lavoro” di sterminio degli “scarafaggi”.

Il tutto con il sostegno finanziario e militare della Francia.
Tutti gli hutu sono chiamati al genocidio: chi non partecipa al “lavoro” è considerato un nemico e quindi va eliminato.

In aprile gli europei vengono evacuati da Kigali e l’ONU decide di ritirare il contingente di pace, mentre discute se si tratti o meno di genocidio. Rimangono solo pochi Caschi Blu, che assistono impotenti al massacro che si consuma davanti ai loro occhi, mentre il loro comandante, il generale Romeo Dallaire, chiede invano rinforzi.
Sulle colline di Bisesero decine di migliaia di persone organizzano la resistenza. Il 22 giugno i francesi intervengono con un’azione militare, l’ “Operazione Turquoise”, successivamente definita umanitaria e riconosciuta dall’ONU, in realtà originariamente destinata a contrastare l’avanzata del Fpr e quindi a supporto del regime hutu. L’intervento verrà anche utilizzato dai genocidari per proteggere la propria fuga dal Paese.
Il 4 luglio Paul Kagame, a capo dell’esercito Fpr, entra a Kigali. Il 16 luglio viene dichiarata ufficialmente finita la guerra.

Entità dello sterminio

Su una popolazione di 7.300.000 abitanti, di cui l’84% hutu, il 15% tutsi e l’1% twa, le cifre ufficiali diffuse dal governo ruandese parlano di 1.174.000 vittime in soli 100 giorni (10.000 morti al giorno, 400 ogni ora, 7 al minuto). Altre fonti parlano di 800.000.
Il 20% circa è di etnia hutu. I tutsi sopravvissuti sono stimati in 300.000. Migliaia le vedove, molte stuprate e diventate sieropositive, 400.000 i bambini rimasti orfani, 85.000 dei quali diventati capifamiglia.

20.000 circa (militari, politici, prefetti, giornalisti, ecc.) sono considerati i pianificatori, 250.000 circa i carnefici, 250.000 circa le persone comunque implicate negli atti di genocidio (tra le quali anche sacerdoti cattolici).

La giustizia dopo il genocidio

Nel novembre 1994 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha creato il Tpir, il Tribunale penale internazionale per il Randa, con sede ad Arusha, in Tanzania. In dieci anni il Tpir ha giudicato e condannato soltanto una ventina di persone. Di fronte all’impossibilità di sottoporre a processo il gran numero di imputati detenuti, nel 2000 sono state istituite i gacaca, tribunali popolari, che invitano gli inquisiti ad ammettere le proprie colpe in cambio di importanti sconti di pena.

 

GENOCIDIO RUANDA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.