FIL ROUGE - L’arte di intrecciare fili… a partire dalla famigliaIncontri e scontri di Dalia BighinatiPrimo Piano

A 80 anni dall’Assemblea Costituente: il ricordo di Vincenzo Cavallari, giovane Padre Costituitente ferrarese .

Come parlare oggi ai più giovani dell’Assemblea Costituente?

Se nessuno dei giovani, che ho incontrato in questi mesi, sa che cosa sia stata l’Assemblea costituente, da chi, come e perché sia stata eletta e che aveva fra i suoi 556 membri tre ferraresi, di cui nessuno ormai conosce né l’esistenza, né il nome, non è solo perché Ferrara si è troppo presto dimenticata di loro, ma perché ne ha imbalsamato la memoria, relegandoli nel Pantheon dei Padri Costituenti. Disincarnati e irraggiungibili. Cosa che si dovrebbe evitare per raggiungere l’attenzione dei più giovani e interessarli a confrontarsi con i coetanei del passato.

Partiamo dalle date e dai numeri. 

La prima data da ricordare è il 2 giugno 1946, prima elezione a suffragio universale nella storia del popolo italiano, chiamato a votare il Referendum da cui nacque la Repubblica italiana.  Siamo una giovane Repubblica Costituzionale: 80 anni sono davvero un tempo minimo sullo sfondo della storia più che millenaria del nostro Paese, eppure questi anni sono stati determinanti per costruire, sulla base della Costituzione repubblicana un’Italia libera e democratica.

Non fu semplice arrivarci, dopo più di vent’anni di dittatura fascista, una guerra mondiale devastante e una dolorosissima guerra civile, che accompagnò, per venti mesi, l’ultimo tratto del sofferto percorso che portò alla fine della dittatutra fascista e della monarchia sabauda. Con il referendum del 2 giugno 1946 le italiane e gli italiani furono chiamati a scegliere fra Monarchia e Repubblica,  che voleva dire fra un passato segnato dall’incubo della dittatura e di una guerra terribile e il sogno di un mondo nuovo, di libertà  e di pace. Lo scarto fu di soli 2 milioni di voti a favore della repubblica, su poco più di 24.000.000 di votanti e 28 milioni di aventi diritto al voto. Furono  sufficienti, però, per dire “basta” ad una Monarchia che non aveva saputo imporre il rispetto delle leggi dello Stato liberale ai capi del Partito Fascista e necessari per tentare di costruire insieme con coraggio la nuova Italia liberata dalla dittatura grazie all’intervento   dalle truppe angloamericane, ma anche alla lotta di Resistenza antifascista e antinazista delle partigiane e dei partigiani.

L’Assemblea Costituente

Nella stessa data  elettrici ed elettori furono chiamati  a scegliere i membri dell’Assemblea costituente, a cui fu dato l’incarico di redigere la legge fondante della neonata Repubblica. (*) Questa data segnaun vero e proprio spartiacque   nella vita degli Italiani, che oltre all’entusiasmo per la nuova condizione di libertà, sentivano la necessità di porre solide basi alla ricostruzione del Paese. Alle macerie lungo le strade si univano quelle meno visibili di  istituzioni datate, leggi illiberali, una economia di guerra allo sfascio, la povertà di tante famiglie .  I Costituenti  avevano “come stella polare “ l’impegno di gettare, attraverso la Costituzione,  le basi istituzionali e democratiche della nascente Repubblica, ma anche di promuovere una nuova concordia civile, come ha ricordato di recente   la senatrice a vita Liliana Segre. (Discorso d’apertura al Senato (ottobre 2022), Dei tre ferraresi eletti nell’Assemblea Costituente Vincenzo Cavallari, classe 1919 e candidato del Partito Comunista, era il più giovane

Vincenzo Cavallari, il più giovane dei tre Padri Costituenti ferraresi.

Quando fu eletto alla Costituente Vincenzo Cavallari aveva soltanto 26 anni, ma un glorioso passato militare e politico alle spalle: dal 1938 al 1942 come ufficiale di cavalleria del regio esercito italiano, dal 1943 al 1945 come affiliato alle formazioni clandestine antifasciste e come combattente nelle Brigate partigiane nelle valli di Campotto e di Comacchio, infine comandante della piazza militare di Ferrara alla fine della guerra per volontà del Comitato di Liberazione nazionale.  Alla sua figura di Padre Costituente i consiglieri comunali del Partito democratico ferrarese hanno dedicato nel febbraio 2025 il  convegno dal titolo Pensiero e azione di un Padre Costituente 1), che ha ripercorso i  momenti fondamentali della sua vita. A sottolinearne, in quella occasione, le scelte non scontate, è stata Antonella Guarnieri, studiosa e ricercatrice di storia ferrarese: “Su di esse, ha osservato la vicepresidente del Museo ferrarese del Risorgimento e della Resistenza ebbe un peso non secondario la famiglia in cui si respirava una libertà di pensiero rara nel contesto di una società dominata dal divieto di ogni forma di dissenso.” 2)

La famiglia

Vincenzo nasce a Portomaggiore nel 1919 in una famiglia borghese colta e benestante di proprietari terrieri e professionisti, farmacisti e avvocati. La mamma, di origini marchigiane si era trasferita da Fano poco più che ventenne per accettare l’incarico di maestra a Portomaggiore. Il padre, Adolfo, farmacista e Preside della Scuola d’Arti e Mestieri, vanto del piccolo paese, che lui stesso aveva contribuito a fondare, si rifiutò nel 1937 di prendere la tessera del Partito Nazionale Fascista, resa obbligatoria per i dipendenti pubblici, e dovette lasciare l’incarico. Lo zio Mario, avvocato, socialista riformista, non aveva esitato nel 1915 a prendere le distanze dalla sua parte politica per andare a combattere per la patria, spinto dagli ideali dell’irredentismo risorgimentale, come non esitò, negli anni del regime, a difendere la maestra socialista Alda Costa e altri antifascisti ferraresi, subendo la reazione violenta degli squadristi, che nel 1921 distrussero il suo studio. 3)

La guerra

Francesco Monaldi, il nipote avvocato, vicepresidente del Comitato ferrarese per la Costituzione, evoca in sala Arengo l’atmosfera incandescente di quegli anni: “Vincenzo era partito militare giovanissimo nel 1938, animato dallo stesso senso di partecipazione alla vita politica e sociale del padre e dello zio. Ad El Alamein, dove partecipò come carrista alle due furiose battaglie in cui le truppe italo-tedesche furono sconfitte in modo irreparabile dall’esercito britannico, si conquistò  la medaglia d’argento al valor militare”.  Nel deserto del Nord Africa dove persero la vita 17.000 italiani, oltre 13.500 inglesi e 9.000 tedeschi, Vincenzo rimase gravemente ferito alla gamba sinistra, e per questo fu congedato e rimpatriato.

Rientrato a Ferrara, Vincenzo si sposa, riprende gli studi di Giurisprudenza, si laurea ed entra nello studio dello zio avvocato. Fu una breve pausa, perché nel 1943 aderisce  ai movimenti clandestini di opposizione entrando nell’Associazione Italia libera. “ Negli ultimi anni di guerra”, racconta Antonella Guarnieri, “la caccia agli oppositori del regime, diventando più violenta, aveva reso più pericoloso il dissenso che a Ferrara animava uomini e donne di ogni ideologia, cultura e classe sociale” In Italia Libera, di cui l’Ovra nel Giugno del 1943 aveva fatto imprigionare sessanta militanti,  Vincenzo incontra  la maestra Alda Costa, Giorgio e Matilde Bassani, tanti giovani militari comunisti, tanti operai, ma anche il ricco bibliofilo e appassionato d’arte Renzo Bonfiglioli e il fruttivendolo comunista Giovanni Magoni, ucciso al poligono di tiro di Bologna.

Da qui passa nel movimento rivoluzionario di Giustizia e Libertà, poi nel Partito d’Azione, e nel 1944 nel   Partito Comunista. In questi mesi, insanguinati dall’eccidio del Castello Estense, il primo della tragica guerra civile che ebbe inizio in Italia subito dopo l’armistizio di Cassibile, in un’Italia divisa fra  il Regno del Sud, alleato degli anglo-americani, e la Repubblica Sociale Italiana (RSI), fascista a nord, sostenuta dai tedeschi, Vincenzo decide  di andare a combattere, come partigiano, prima nelle Brigate Giustizia e Libertà, poi, dopo l’adesione al Partito Comunista, nell’ottava Brigata Bologna e nella 35° Brigata Garibaldi intitolata a Bruno Rizzieri. Anche qui seppe distinguersi, tanto da essere nominato dal CLN locale comandante della piazza militare di Ferrara. 4) e presidente del CLN di Portomaggiore.

La ricostruzione

Nel 1945 con la sconfitta della Germania e la liberazione dell’Italia dall’occupazione tedesca e dai fascisti della Repubblica di Salò, finiva la seconda guerra mondiale con uno strascico di  devastazione e di morti. Nelle città in macerie iniziava la ricostruzione. 5)

Al giovane avvocato la pace porta una nuova vita, divisa tra Ferrara, dove difende in tribunale  operai e contadini coinvolti in manifestazioni sindacali e politiche di protesta contro i grandi proprietari terrieri, e Roma, dove dal 25 Giugno 1946 ha inizio la sua attività di membro dell’Assemblea Costituente, di cui fu uno dei protagonisti più assidui e più giovani, una esperienza coinvolgente  che lo avviò ad una brillante carriera parlamentare.  Eletto alla Camera dei deputati per due legislature consecutive e più volte Sottosegretario, Vincenzo non smette di seguire le vicende della sua terra. In particolare si occupa dei provvedimenti a favore delle zone di Ferrara e Rovigo colpite nel 1951 dall’alluvione del Polesine e “Difende con altri amici avvocati ferraresi, fra cui Vittorio Passerini, Raffaello Collevati, Giuliano Domenicali, i braccianti agricoli, spesso denunciati  e condannati”, come ricorda  Mario Mascellani, rappresentante dello SPI CGI, “Per gli scioperi a rovescio, l’occupazione delle terre incolte,  la richiesta di nuovi patti agrari tesi a riconoscere  maggiori tutele previdenziali e sanitarie”, oltre che migliori condizioni economiche e la distribuzione dei terreni sottratti dalla Riforma agraria del 1950 ai grandi latifondisti o liberati dall’acqua melmosa delle valli dalla grande bonifica. ( cfr. i filmati dell’Istituto Luce degli anni ’50).

Nel 1956 la carriera parlamentare del giovane avvocato subisce un brusco arresto.

Nell’Europa divisa nei due blocchi occidentale e orientale, sotto l’influenza politica e militare rispettivamente di Stati Uniti e URSS, l’invasione dell’Ungheria, uno degli Stati del blocco sovietico, da parte delle truppe dell’URSS, scatenò un vero e proprio terremoto politico all’interno del Partito Comunista italiano. Molti storici militanti del PCI in aperto dissenso decisero di uscire dal partito, che sostenne l’URSS. Cavallari restò, ma non nascose il suo dissenso e ne fu emarginato, almeno a livello nazionale, mentre a Ferrara fu eletto ininterrottamente in Consiglio comunale dal 1956 al 1980.

Fu certamente una delusione, a cui reagì scegliendo di riorganizzare la propria vita e dedicarsi agli studi giuridici con una passione che gli permise di entrare alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, dapprima come assistente non strutturato, poi, vinto il concorso da docente, come professore ordinario di Procedura penale, fino ad essere eletto Preside della stessa Facoltà.  “Svolse l’attività di docente fino al pensionamento, all’inizio degli anni Novanta, unitamente all’avvocatura, mentre dal 1968 al 1972, fatta pace con il PCI a livello nazionale,  divenne membro del Consiglio Superiore della Magistratura, come componente di nomina parlamentare.

Il ricordo dei nipoti e degli amici

Fin qui il ritratto dell’uomo pubblico, che  non esaurisce certamente la personalità di Vincenzo Cavallari. Nella vita privata, dicono i nipoti all’unisono, era attento agli affetti familiari, affabile e piacevole nelle relazioni personali, seppure estremamente riservato.. “ E’ sempre stato poco incline, invece, alla vita di società e a parlare di sé”. Rispettato e spesso amato dai suoi studenti per l’autorevolezza e la competenza, i colleghi politici ricordano il silenzio con cui si ascoltavano i suoi interventi in Consiglio Comunale o nelle riunioni di partito. Fra i ricordi degli amici, sono particolarmente illuminanti, quello del giornalista ferrarese Giampietro Testa, che nel decimo anniversario della scomparsa, ne racconta in un articolo su Il Resto del Carlino la delusione, mascherata di ironia, nei confronti del presente e dell’oblio di eventi storici determinanti per la nascita della democrazia in Italia. Sulla stessa lunghezza d’onda il ritratto fatto nel convegno in Sala Arengo 2025 dal professor Francesco Cocozza, giurista, presidente del Comitato Ferrara per la Costituzione, già docente universitario, legato da rapporti di frequentazione accademica con l’amico professore, di cui ricorda l’aspirazione fin dalla giovinezza ad una Italia democratica e repubblicana. “Nell’Assemblea Costituente operò perché l’Italia, risollevatasi dalle macerie della guerra, costruisse una società giusta ed equa, attraverso una Costituzione incentrata sulla dignità umana e  i principi fondamentali di  solidarietà e fraternità tra gli uomini che sono il succo più importante della Costituzione italiana del 1948”. Una visione del mondo e delle relazioni sociali che oggi vive una crisi profonda, aggiunge Cocozza, “a causa del prevalere di un pensiero iperliberista, che rapprenta il contrario della visione che animava i Padri costituenti, incentrata sulla pace  e sul rispetto della persona umana. “

. (*)Il 2 giugno del 1946 in Italia si vota per il referendum istituzionale tra monarchia o repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente. Per la prima volta a livello nazionale sono chiamate al voto anche le donne.

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