A che cosa serve la memoria storica? Dialogo fra Corrado Augias e Moni Ovadia

Il 27 gennaio di ogni anno dal 2005 si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria: una giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. Deliberata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

L’Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa, nello stesso giorno, alcuni anni prima precisamente nel 2000 con l’obiettivo esplicito di  ricordare  le vittime dell’Olocausto, ma anche le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani, militari e politici, che hanno subìto la deportazione,  la prigionia, la morte, nella Germania nazista e coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono i pochi superstiti del campo di concentramento di Auschwitz. uno dei luoghi, divenuto poi simbolo universale, del genocidio nazista. I soldati Videro l’orrore del campo di concentramento, ma prima che questo fosse svelato in tutta la sua tragicità al mondo si dovette aspettare il 1961, anno in cui fu processato in Israele Adolf Eichmann del 1961, primo processo a un criminale nazista tenutosi in Israele a quindici anni da quello di Norimberga. Un processo che ebbe una straordinaria eco mediatica, durante il quale il criminale nazista, condannato a morte,  diede di sé il ritratto di un funzionario  poco appariscente, tanto da apparire alla filosofa, storica e politologa Hanna Arendt, come “l’incarnazione dell’assoluta banalità del male.”

Ma è solo negli ultimi anni del ‘900 che la memoria della Shoa comincia a diventare patrimonio collettivo, fino a raggiungere le generazioni più giovani e lontane da quei fatti negli ultimi vent’anni, cioè in qnesta alba del terzo millennio.

il cinema, la televisione, la narrativa e soprattutto le testimonianze dei sopravvissuti continuano a scuotere le coscienze a generare quell’onda emotiva che si rinnova ad ogni anniversario di quella data simbolica.

Non c’è modo più efficace che ricordare quell’orrore, e farlo conoscere alle nuove generazioni, del racconto di chi l’ha vissuto, come Liliana Segre, che non si è mai stancata di ripetere “Non ho mai perdonato, come non ho dimenticato”.

Al venir meno dei testimoni diretti, il testimone passa ora ai figli, parenti nipoti dei sopravvissuti e in sostanza attraverso la memoria storica alle nuove generazioni.

Ben venga dunque il dialogo – racconto a due voci che si svolgerà al Teatro Comunale di Ferrara tra Corrado Augias e Moni Ovadia, dal titolo “A cosa serve la memoria storica”?

“La memoria – come recita la locandina dell’evento,  inserito nelle iniziative della Giornata della Memoria 2021 a Ferrara a cura del Comitato provinciale con Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo di Ferrara, Comune di Ferrara, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara e Istituto di Storia contemporanea di Ferrara –  fornisce delle tracce, ma solo la conoscenza della storia consente di formulare un giudizio identificando i colpevoli, svelandone i moventi, ricostruendo le cause dei fatti, dando un senso a quanto è avvenuto contribuendo ad una memoria collettiva razionale e non emotiva o, peggio, solo rituale.”

 

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