A due mesi dal Governo tecnico

Due mesi fa, il 16 novembre del 2011, il governo dei tecnici guidato da Mario Monti giurava di fronte al capo dello stato.

Si era appena chiusa la stagione di Silvio Berlusconi sotto la pressione di una crisi finanziaria che il governo di centrodestra, dilaniato da mille conflitti interni, non era più in grado di fronteggiare. E così, dimessosi Berlusconi, il capo dello Stato portò a termine il proprio progetto: affidare il salvataggio del Paese al professore della Bocconi, che godeva, oltre che di riconosciute competenze, di una grande stima internazionale, guadagnata soprattutto durante i dieci anni spesi come commissario europeo alla concorrenza.

Nel giro di un mese Monti mise mano alla manovra di Natale, che lui stesso chiamò decreto Salva Italia. Manovra inevitabile, per puntare al riequilibrio dei conti pubblici, e per molti versi dolorosa, che ha reintrodotto l’imposta sulla Casa, bloccato la rivalutazione delle pensioni da 1400 euro in su, riformato il sistema pensionistico di fatto aumentando l’età pensionabile.

Ora l’obiettivo del governo è puntare sul rilancio del Paese: entro la settimana dovrebbe essere pronto un primo decreto che affronti il tema della crescita economica e delle liberalizzazioni. Intanto, la speculazione che punta contro l’Italia non si è fermata, e una agenzia di rating venerdì ha nuovamente declassato l’Italia quanto a affidabilità del debito pubblico. Ma il paese sembra in grado di reggere e andare avanti: oggi la borsa di Milano non è sprofondata, lo spread di rendimento dei BTP italiani con quelli tedeschi è rimasto costante, e l’azione del governo Monti ha riconquistato al nostro Paese una credibilità e unì’autorevolezza che aveva da tempo perduto.

IL governo si regge su una maggioranza che coinvolge quasi tutto il parlamento, fatta esclusione per la lega e per l’Italia dei valori. Oggi Monti ha incontrato i tre leader di PD, PDL e Terzo Polo, per chiedere loro – a quanto sembra – un sostegno più convinto rispetto alle misure necessarie per far riprendere la crescita, e contrastare la speculazione internazionale.

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