A Enrico Letta: l’incarico di Napolitano

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Oggi, il capo dello Stato ha affidato l’incarico di formare il governo ad Enrico Letta, vicesegretario del PD ex PPI. “Pur essendo giovane, ha dichiarato Giorgio Napolitano, Enrico Letta ha già accumulato importanti esperienze in Parlamento e nell’attività di Governo”.

In caso di successo l’esponente del Pd diventerebbe infatti il più giovane presidente del Consiglio dopo il democristiano Giovanni Goria (arrivò a Palazzo Chigi nel 1987 a 43 anni mentre Letta ne compie 47 ad agosto.

Enrico Letta è stato incaricato oggi dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di formare il nuovo governo, un governo che il Paese aspetta da quasi due mesi e che , dopo i tentativi falliti di Pierluigi Bersani, segretario dimissionario del PD, toccherà al Vicesegretario del Partito democratico tentare di formare.

Dovrebbe essere il governo delle larghe intese, prefigurato lunedì pomeriggio da Giorgio Napolitano nel suo messaggio di insediamento, rivolto alle Camere e al Paese, l’unico governo a quanto pare possibile, se non si vuole andare alle urne con questa legge elettorale.

Un governo “di scopo”, sostiene la maggio r parte del PD , che mentre chiude l’era della segreteria Bersani, apre alla convergenza con PDL e Scelta Civica sulle tre emergenze che stanno tenendo in stallo il Paese: riforma elettorale, lavoro e giovani, quindi crisi economica, riforma istituzionale . E’ mentre si attende che Letta sciolga la riserva fra domani e venerdì, è stata, intanto, fissata per il 4 maggio l’Assemblea nazionale che ratificherà le dimissioni di Bersani e traccerà le prossime tappe fino al Congresso.

Il dibattito interno al PD è in queste ore più che mai acceso: per alcuni inevitabile la scissione della Sinistra, dopo il “no” di Vendola alla formula del “governassimo”, più o meno a tempo, che per altri è inevitabile se si vuole dare un governo al Paese. Un esercizio di “real politik”, che ha avuto in Dario Franceschini, parlamentare ferrarese, il primo fautore.

Un nome quello di Enrico Letta, che afferma l’autonomia di scelta del capo dello Stato, che ha preferito, al nome di Giuliano Amato, classe 1938, caldeggiato da Silvio Berlusconi, quello di Enrico Letta, classe 1966: un gap generazionale, che introduce come primo cambiamento anche il coraggio di affidare tutto sommato ad un politico “giovane” la carica di capo del Governo.

Un nome, sul quale il Pd non ha certo raggiunto l’unanimità, ma che ha più speranza di coagulare i consnsi delle varie correnti interne al partito.

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