A Ferrara chiusi 17 laboratori cinesi in 5 anni

02 laboratori cinesi a fe

La tragedia di Prato ha rimesso al centro dell’attenzione il fenomeno dei laboratori cinesi clandestini e della sicurezza nei posti di lavoro. In provincia di Ferrara, rassicura il comandante della Guardia di Finanza, la vigilanza sul fenomeno è molto alta.

17 laboratori cinesi clandestini chiusi negli ultimi cinque anni nella nostra provincia, e circa un centinaio di lavoratori in nero scoperti da Guardia di Finanza e Direzione Provinciale del lavoro di Ferrara.

Sono questi i numeri più significativi che fotografano il fenomeno nel nostro territorio. L’operazione più consistente è avvenuta nell’aprile del 2008 quando i laboratori chiusi dalle fiamme gialle furono 10, tra Cento e Bondeno e vennero trovati una quarantina di lavoratori irregolari cinesi che vivevano e lavoravano nei capannoni in condizioni al limite della schiavitù. L’ultimo blitz in ordine di tempo risale al 31 luglio di quest’anno dove i laboratori chiusi, questa volta in città, sono stati 2.

“Su questo fenomeno, spiega il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Ferrara, il colonnello Lancerin, la nostra attenzione è massima e la vigilanza è molto alta”. Nella nostra provincia la presenza di capannoni e laboratori tessili cinesi è molto meno diffusa rispetto alle province vicine, nel Veneto e nell’Emilia 02 laboratori cinesi a fe-1Romagna. Tuttavia di recente la Guardia di Finanza ha svolto un’altra attività proprio legata a questo settore, di dimensioni più ridotte rispetto a quella di luglio, e di cui presto verrà data notizia. “La difficoltà nel controllo e nell’individuazione di queste realtà, ha spiegato ancora il colonnello Lancerin, sta soprattutto nel fatto che queste realtà nascono e muoiono in fretta”.

“Questi laboratori, conferma anche Maurizio Tedeschi, direttore della Direzione Provinciale del lavoro di Ferrara, aprono quando hanno le commesse e fanno partire gli insediamenti dall’oggi al domani, installano le telecamere per tenere d’occhio eventuali controlli e, aggiunge ancora Tedeschi, in una notte sono capaci di mettere o togliere i macchinari con inevitabili ripercussioni sulla sicurezza dei lavoratori, il più delle volte in nero”. “Da sottolineare però, rimarca ancora Tedeschi, che le sanzioni che noi facciamo ai titolari e ai lavoratori, vengono sempre pagate.”

Una volta saldato il debito solitamente si spostano in altre aree, soprattutto nel Veneto per poi magari tornare, con una nuova commessa, ad insediarsi in un’altra parte della nostra provincia. I territori dove comunque solitamente si possono trovare attività di questo tipo sono soprattutto il centese, il bondenese e la zona di Portomaggiore. Infine va rilevato che questo fenomeno negli anni è rimasto stabile, non è aumentano ma non sembra neppure destinato a diminuire.

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